Mille e non più mille








1. Pelé celebra il millesimo degli oltre 1200 gol registrati nella sua carriera. In realtà il suo score si sarebbe mantenuto abbondantemente al di sotto della quota 1000 se non fosse stato gonfiato artatamente con l’aggiunta di reti segnate in partite amichevoli e dimostrative, cosa che normalmente non viene fatta quando si compilano statistiche di questo tipo.


Vogliamo ringraziare tutti voi che ci seguite per averci permesso di raggiungere e superare il traguardo dei 1000 “mi piace”. Avremmo voluto celebrare l’evento tempestivamente, ma cause di forza maggiore hanno rimandato ad oggi questo articolo sul numero 1000. Speriamo possa essere di vostro gradimento.

Il 1000 è un numero felice, ma non solo perché richiama l’abbondanza. I numeri felici sono degli interi positivi per cui il seguente algoritmo si arresta al valore 1: si sommano i quadrati delle cifre costituenti il numero in modo da ottenere un altro numero, a questo numero risultante si applicano poi le stesse identiche operazioni per dare vita ad un altro numero ancora, e così via. Va da sé che tutti i multipli di 10, dunque anche 1000, sono ovvi numeri felici.
Ma il 1000 è anche un numero pratico, in quanto, come da definizione di numero pratico, tutti gli interi positivi ad esso inferiori possono essere scritti come somma di suoi divisori.

Per noi è un numero talmente iconico e suggestivo che può sorprenderci il fatto che presso altre culture non sia legato ad alcun significato particolare. I nostri artisti l’hanno evocato spesso, a volte in esperimenti bizzarri: di recente il finlandese Juha van Ingen, con l’aiuto di Janne Särkelä, ha ideato e avviato una Gif della durata di mille anni, la cui esecuzione, iniziata nel 2017 nella Galleria Nazionale Finlandese, si concluderà salvo imprevisti nel 3017. Un esperimento di questo tipo in realtà ha dei precedenti almeno in campo musicale, la dilatazione della musica fino a durate disumane ha infatti una sua storia interessante: “Vexations” di Erik Satie consta di 152 note da ripetere per 840 volte e la sua esecuzione, a seconda dell’interprete, può durare dalle 9 alle 24 ore; Chris Butler nel 1997 è entrato nel Guinnes dei primati per la canzone pop più lunga di sempre, “The devil glitch”, della durata di 69 minuti resa poi estensibile tramite un sito internet in cui i visitatori potevano aggiungere strofe (pare che non si sia riusciti ad andare oltre la durata di 3 ore, 13 minuti e 32 secondi).



2. Erik Satie (a sinistra) e il pittore Francis Picabia si apprestano a sparare con un cannone nel film dadaista "Entr'acte" (René Clair, 1924)



Per arrivare a composizioni di pretese più titaniche, capaci di sfidare i secoli, il mondo ha dovuto attendere “Organ^2/ASLSP (As Slow aS Possible)” di John Cage, del 1985, un brano per organo della durata di 639 anni. L’esecuzione ovviamente non può che essere automatizzata, e se avete voglia di sentirne una frazione infinitesimale potete recarvi nella chiesa di Sankt-Burchard ad Halberstadt (Germania), dove l’esecuzione è stata avviata nel 2001 e terminerà nel 2640.



3. John Cage, sotto gli occhi di Mike Bongiorno, adopera oggetti d’uso comune per deliziare il pubblico di “Lascia o raddoppia?” con un intermezzo musicale. Il compositore americano partecipò come concorrente al quiz presentandosi come esperto di funghi. Il record da battere però è quello stabilito da “Longplayer” di Jem Finer (già membro dei Pogues), che nelle intenzioni dell’autore dovrebbe durare proprio 1000 anni. L’ossatura della composizione è costituita da un brano originario di soli 20 minuti e 20 secondi, rimaneggiato però da un computer in modo da ottenere questa strepitosa dilatazione. Attualmente il brano è in esecuzione in vari luoghi, ma la sua inaugurazione avvenne il primo gennaio del 2000 nella zona relax del Millennium Dome, a Londra, ed è lì che si prevede dunque che l’esecuzione del brano finirà prima (il 31 dicembre 2999). Solo che a quel punto il brano verrà risuonato da capo!
Il mille è un numero così speciale che a volte lo si usa per indicare cose che in realtà non sono precisamente 1000: Nelle “Mille e una notte” le novelle raccolte erano molte, ma nemmeno lontanamente vicine al 1000, molto più buona l’approssimazione che si compie quando si parla dei Mille di Garibaldi, che effettivamente erano in numero molto prossimo al migliaio.


Una buona parte del fascino di questo numero deriva probabilmente dalla sua importanza simbolica nella tradizione giudaico-cristiana in cui effettivamente il 1000 è stato abbastanza esaltato. Innumerevoli i passi in cui il 1000 viene utilizzato per indicare durate e quantità illimitate o incalcolabili:

“Il Signore, il Dio dei vostri padri, vi aumenti anche mille volte di più e vi benedica come vi ha promesso di fare!” (Dt 1, 11)

“Uno solo di voi ne inseguiva mille, perché il Signore, il vostro Dio, combatteva per voi, com’egli aveva detto” (Gs 23, 10)

“Poi, trovata una mascella d’asino ancora fresca, stese la mano, l’afferrò e uccise con essa mille uomini” (Gdc 15, 15)


4. Sansone brandisce la mascella d'asino contro i filistei (IV secolo, Ipogeo di Via Dino Compagni, Roma)


“Ricordatevi per sempre del suo patto, della parola da lui data per mille generazioni” (1Cr 16, 15)

“Se all’uomo piacesse disputare con Dio, non potrebbe rispondergli su un punto tra mille” (Gb 9, 3)

“Perché mille anni sono ai tuoi occhi come il giorno ch’è ieri passato, come un turno di guardia di notte” (Sal 90, 40)

“Ma voi, carissimi, non dimenticate quest’unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno” (2Pt 3, 8)

“Poi vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dell’abisso e una grande catena in mano. Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni, e lo gettò nell’abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po’ di tempo. Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione. Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni. Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magog, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare. Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli. Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé. Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere. Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.” (Ap 20)



5. Un momento-chiave del ventesimo capitolo dell'Apocalisse illustrato da Albrecht Dürer (XV secolo)



Il numero 1000 nell’Apocalisse sembra compaia anche in modo più discreto nel caso dei famosi 144000 segnati:

“E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele” (Ap 7, 4)

“Poi guardai e vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte Sion e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte” (Ap 14, 1)

L’opinione più diffusa infatti è che 144000 sia il risultato del prodotto 12x12x1000 (12, in questo caso rafforzato dal quadrato, è il numero delle tribù di Israele) e che vada inteso semplicemente come l’insieme dei credenti di origine giudaica, a cui va poi ad aggiungersi la “moltitudine immensa” di Ap 7, 9, costituita dagli altri credenti, uomini “di ogni nazione, razza, popolo e lingua”. Qualcuno ha però identificato i 144000 con questa “moltitudine immensa”, interpretando la moltiplicazione 12x12x1000 come una sorta di sintesi della storia della salvezza, in cui il primo 12 sta a indicare le tribù di Israele, il secondo gli apostoli e il 1000 la totalità delle genti raggiunte dal Vangelo. Non manca però chi ha preso il numero alla lettera: i Testimoni di Geova credono che ci siano precisamente 144000 eletti destinati a regnare in un Paradiso celeste mentre agli altri uomini timorati di Dio è riservato solamente un Paradiso terrestre.
È comunque il capitolo XX dell’Apocalisse che più ci interessa: preso alla lettera sembra dirci che ad un certo punto della storia il diavolo dovrà essere incatenato dando inizio ad un’epoca di pace della durata di mille anni, allo scadere dei quali tornerà ad essere libero ma solo per venir definitivamente sconfitto. A seguire il Giudizio Universale e, come apprendiamo dal capitolo successivo, la rigenerazione del creato con la discesa della Gerusalemme celeste. Il millennio di regno di Cristo poteva essere considerato dai cristiani dei primi secoli come già avviato, e dunque c’era da attendersi solo la sconfitta definitiva di satana e il Giudizo Universale, oppure come un’era ancora da instaurarsi, e dunque l’attesa era innanzitutto per la venuta di una sorta di età dell’oro.
L’autorevole opinione di Sant’Agostino era che il millennio consistesse semplicemente nell’era inaugurata dall’incarnazione di Cristo e destinata a durare fino alla fine dei Tempi, per un numero di anni indefinito. Si tratta dunque dell’era, già presente, della Chiesa.
Anche Beato di Liebana (730-785) in un suo commentario all’Apocalisse ritiene il millennio già iniziato, precisamente con la Passione di Cristo, ma al contrario di Agostino prende alla lettera il numero di mille anni.



6. I commentari all’Apocalisse di Beato di Liebana sono considerati un’opera poco originale, attinge infatti da opere più antiche, ma le miniature che vennero aggiunte la resero molto popolare nei secoli successivi. In particolare fornirono ispirazione alla resistenza cristiana durante l’occupazione araba della penisola iberica.
Questo sensazionale esempio di arte mozarabica è rilevante sotto molti punti di vista, ad esempio per la compresenza in una stessa figura di punti di vista inconciliabili proprio come nel cubismo (vedere i volti delle bestie nell’immagine a sinistra), segno della ricerca di una coesione più concettuale che percettiva.
Nei commentari si trovano anche alcuni dei primi esemplari (eccone uno nell’immagine a sinistra) di un tipo di mappa assai diffuso nel Medioevo (noto anche come “mappa beatina”, proprio in riferimento a Beato di Liebana).



I movimenti religiosi che saranno caratterizzati, sull’onda di queste speculazioni, da forti attese escatologiche, verranno detti millenaristi, proprio in riferimento ai 1000 anni di cui si parla nell’Apocalisse. Il più famoso e importante di questi movimenti fu quello dei gioachimiti, considerato presto eretico dalla Chiesa ma che si rifaceva agli insegnamenti dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore (1130-1202), morto in odore di santità (e venerato dalla Chiesa cattolica ancora oggi come beato) al punto da venir inserito da Dante Alighieri in Paradiso. Gioacchino divide la storia dell’umanità in tre ere: l’era del Padre, in cui Dio nutre un rapporto speciale col popolo ebraico, l’era del Figlio, in cui si incarna in Gesù e insegna il Vangelo, e l’era dello Spirito, ancora da venire, in corrispondenza della quale l’umanità avrebbe finalmente inteso il significato più profondo del Vangelo realizzando la piena libertà spirituale. Gioacchino aveva perfino calcolato l’anno di inizio di questa terza era, che doveva essere il 1260. Chi si rifarà successivamente alle sue idee lo farà spesso con un forte piglio anti-sistema: la Chiesa sarà considerata un’istituzione vicina all’obsolescenza, ma anche le disuguaglianze sociali saranno oggetto di critica da parte dei gioachimiti, e queste si riverseranno sotto forma di tendenze populistico-comunistiche in svariati movimenti popolari del Medioevo e nelle istanze riformatrici di personaggi come Girolamo Savonarola o Cola di Rienzo. Del resto non è mancato chi ha voluto vedere nel Marxismo, che già a prescindere da Gioacchino è stato definito una “immanentizzazione dell’eschaton cristiano” per via del suo anelito verso una sorta di paradiso terrestre che porrebbe fine alla storia, una conseguenza indiretta e lontana della dottrina delle tre ere dell’abate calabrese. Una filiazione avvenuta magari grazie alla mediazione di Hegel, un altro a cui Gioacchino è stato associato. In realtà sono molti i personaggi e le idee a cui si attribuiscono, a torto o a ragione, ascendenze gioachimite: Lessing, Kant, Schelling, Comte, e perfino il Terzo Reich nazista e la Terza Roma zarista (ossia Mosca). È stata soprattutto la ricorrente idea di una storia divisa in tre ere a colpire la fantasia di molti inducendoli a collegamenti di questo tipo, ma è bene essere cauti nel tracciare alberi genealogici. L’esistenza di queste speculazioni prova comunque il potere suggestivo delle tesi di Gioacchino.



7. Il drago dell’Apocalisse disegnato da Gioacchino da Fiore (Liber Figurarum). Le teste del drago vengono associate a leader della storia nemici del cristianesimo: Erode Antipa, Nerone, Costanzo II (in quanto sostenitore dell’arianesimo), Maometto, Mesemotus (personaggio non identificato con certezza), Saladino e un anticristo anonimo.


A proposito del millenarismo, questa celebrazione del numero 1000 non può che terminare ricordando la famosa paura della fine del mondo che, secondo un diffuso luogo comune, avrebbe pervaso le genti europee all’approssimarsi dell’anno 1000.
L’idea è che negli ultimi anni prima del 1000 la società europea sia entrata gradualmente ma rapidamente in una sorta di paralisi, dal momento che tutte le persone, convinte della prossima fine, avevano smesso di dedicarsi a buona parte delle attività mondane per affollare invece le chiese. Oggi questa storia ha perso di credibilità tra gli studiosi, e anche tra la gente comune non è più in voga come un tempo, tuttavia fino all’Ottocento era data per scontata praticamente da tutti, anche tra i dotti. In particolare era un cavallo di battaglia degli anticlericali, interessati a dimostrare che la religione cristiana instillava timori superstiziosi.
Per confutare il mito della psicosi collettiva basterebbe considerare che nessun cronista dell’epoca fa riferimento a cose del genere, ma abbiamo anche testimonianze scritte di accordi che mostrano in maniera evidente che i contraenti non si aspettavano una fine del mondo imminente. Ad esempio il 31 dicembre 999 papa Silvestro II emanò una bolla in cui confermava, su richiesta, alcuni privilegi al monastero di Fulda. Al monastero si chiedeva in cambio il pagamento annuale di un obolo, e che in futuro ogni nuovo abate si recasse a Roma per ricevere conferma della propria elezione.





8. Papa Silvestro II in compagnia del demonio, con cui avrebbe avuto commercio secondo alcuni calunniatori. Dal "Chronicon pontificum et imperatorum" di Martino Polono (XIII secolo)

Questo è solo l’accordo più famoso che possiamo rinvenire, ma in realtà conosciamo diversi contratti stipulati poco prima dell’anno 1000 le cui disposizioni valevano per molti anni dopo la fine del X secolo.
In effetti viene anche da chiedersi quanto le grandi masse incolte fossero consapevoli, nel 999, dell’anno in cui si trovavano, e quindi dell’avvicinarsi dell’anno 1000.
È certa la comparsa occasionale di predicatori che annunciavano una vicina fine del mondo, e qualcuno tra questi l’aveva senz’altro collocata nel fatidico anno 1000, ma la lotta della Chiesa a queste idee deve aver contribuito in maniera rilevante ad arginarne la diffusione. Il motivo per rifiutare certi calcoli aveva infatti basi scritturali:

“Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo” (Mt 24, 36)

“Infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà “Pace e sicurezza”, allora d’improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà” (1Ts 5, 2-3)

Non si potevano accettare predizioni di questo tipo quando la Bibbia diceva chiaramente che la fine sarebbe arrivata inattesa.

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