Figli di un dio extraterrestre: storia e dottrina dei mormoni


A gennaio 2019 aprirà al pubblico il tempio mormone di Roma, la possibilità di visitarlo da esterni durerà per poco tempo, poi com’è prassi abituale verrà riservato ai fedeli e nessun altro potrà accedervi. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, il nome ufficiale di quello che più comunemente è noto come mormonismo, nasce ufficialmente nel 1830 in America, a Fayette (stato di New York), su iniziativa del profeta Joseph Smith (1805 – 1844). Il fondatore di questa chiesa ebbe una prima visione da giovanissimo, in seguito un angelo di nome Moroni gli consegnerà delle tavole contenenti l’insegnamento poi confluito nel Libro di Mormon, uno dei testi canonici del mormonismo accanto alla Bibbia e ad altri due libri noti come “Dottrina e alleanze” e “Perla di gran prezzo”. La storia e la dottrina di questa religione sono molto particolari e vale la pena tentare di comprenderne almeno i tratti fondamentali.

Le pietre veggenti 

I dettagli della prima visione non sono immediatamente chiari perché Joseph Smith e i suoi intimi diedero di questo fatto diversi resoconti abbastanza distanti tra loro. Ad una prima occhiata sembra non esserci concordanza sull’età in cui Smith ebbe questa esperienza (dai 14 ai 17 anni), su cosa vide esattamente (Dio Padre e Gesù, un angelo o più angeli), su quale messaggio gli fu recapitato (l’ammonimento a non unirsi ad alcuna chiesa esistente essendo tutte in errore, il perdono dei suoi peccati, prime istruzioni sul Libro di Mormon) e su altri dettagli. Quello che sappiamo è che la sua esperienza mistica ebbe luogo in un periodo di grande fermento religioso, in cui fiorivano predicatori che raccontavano esperienze simili. In effetti sembra esser stata la risposta ad una domanda che tormentava dolorosamente il giovane: quale chiesa, tra le tante, bisogna seguire?
Qualche anno più tardi Smith avrebbe ricevuto la visita dell’angelo Moroni, che lo avrebbe guidato verso la scoperta di tavole presumibilmente d’oro sepolte in  una collina e sulle quali erano registrati gli annali di antichi abitanti dell’America precolombiana di origini ebraiche, in una lingua ignota definita “Egiziano riformato”

Caratteri dell'egiziano riformato ricopiati da Smith

In realtà ci sono fonti che indicano come Joseph Smith abbia scovato queste tavole usando una tecnica allora in voga tra i cercatori di tesori (prima di Smith ne fece uso ad esempio una certa Shally Chase, che il giovane volle conoscere quando non era ancora famoso come profeta): Smith guardava all’interno del suo cappello dopo avervi posto una speciale pietra e così poteva scoprire l’ubicazione degli oggetti che stava cercando. Sembra che Smith abbia esercitato questa attività anche per conto d’altri e che in almeno un caso abbia avuto grane legali perché accusato di essere un truffatore. 

Una delle pietre veggenti utilizzate da Joseph Smith

Ad ogni modo, che a guidarlo sia stato l’angelo o la pietra (o anche entrambi), Smith mise le mani su questi scritti speciali. Questi si trovavano, a suo dire, all’interno di una cassa assieme a due pietre e a un pettorale collegato ad una sorta di montatura d’occhiali in cui andavano incastonate le due pietre: questi oggetti, in seguito ricollegati a Urim e Tummim della Bibbia (una misteriosa tecnica divinatoria che faceva uso di pietre) erano strumenti necessari alla traduzione dall’egiziano riformato delle tavole all’inglese, e la chiesa insegnò che Joseph Smith se ne servì.


Tuttavia le testimonianze di chi poté assistere al processo di traduzione non fanno riferimento a questi strumenti ma ci narrano di come Smith continuasse ad usare pietre e cappelli, senza nemmeno guardare le tavole, le quali erano coperte da un drappo o addirittura assenti:


“Quando scrivevo per tuo padre, mi capitava spesso di scrivere per giorni interi seduta a tavola vicino a lui, lui era seduto con la faccia nel suo cappello con la pietra dentro, e dettava per ore senza nessuna barriera tra di noi” (Emma Hale, moglie di Smith, la prima a mettere per iscritto le rivelazioni del profeta)

“Io ora vi darò una descrizione del modo in cui è stato tradotto il Libro di Mormon. Joseph Smith metteva la pietra veggente in un cappello, e metteva la sua faccia nel cappello, così vicino con il volto coperto da poter eliminare ogni luce; e nel buio totale la luce spirituale brillava. A quanto pare, appariva un pezzo di pergamena o qualcosa di simile con una scritta. Un carattere per volta e sotto di esso c’era l’interpretazione in lingua inglese. Fratello Joseph leggeva la parola in inglese a Oliver Cowdery, che era il suo scrivano principale e quando la parola veniva scritta, essa veniva ripetuta al fratello Joseph per vedere se era corretta, la parola poi scompariva, e un’altra ne appariva con l’interpretazione. Così il libro di Mormon è stato tradotto per dono e potere di Dio, e non d’alcun potere d’uomo”
 “Egli non usò le tavole quando tradusse”
(Da un’intervista rilasciata dal testimone oculare David Whitmer: gran parte della traduzione del Libro di Mormon avvenne in casa sua)

“Con l’aiuto della pietra veggente, frasi comparivano e venivano lette dal profeta e scritte da Martin, che una volta terminato diceva “scritto”, e se correttamente scritto quella frase scompariva e un’altra appariva al suo posto”
(Edward Stevenson mentre riporta un aneddoto narratogli da Martin Harris, un altro scrivano di Smith, tra l’altro tra i pochissimi ad aver visto le tavole)

“Il modo in cui fingeva di leggere e interpretare era lo stesso di quando cercava tesori nascosti, con una pietra nel cappello, ed il cappello sul viso, mentre le tavole del libro erano allo stesso tempo nascoste nei boschi”
(Isaac Hale, padre di Emma Hale)

L’ultima di queste testimonianze, alle quali se ne potrebbero aggiungere altre che sono state omesse solo per esigenza di brevità, evidenzia che il procedimento usato da Smith per tradurre il Libro di Mormon era lo stesso adottato in gioventù per trovare oggetti nascosti.
Nel corso del tempo divenne usuale, all’interno della chiesa, chiamare Urim e Tummim anche le singole pietre veggenti citate in queste testimonianze, e non solo gli strumenti di lettura e traduzione rinvenuti assieme alle tavole, e questo contribuisce a confondere chi vuole ripercorrere la storia della rivelazione mormone, assieme al fatto che nell’iconografia più diffusa Joseph Smith generalmente è ritratto mentre traduce le tavole senza utilizzare né gli oggetti rinvenuti assieme ad esse né pietre e cappelli.

Joseph Smith che traduce dalle tavole d'oro: in questa comune rappresentazione il profeta non usa né pietre veggenti né altro

Una rara rappresentazione di Smith che traduce con l'ausilio di Urim e Tummim

Nelle raffigurazioni poi le tavole sono presenti e in bella mostra, mentre nei resoconti dell’epoca queste non venivano proprio scomodate, e in effetti oltre a Smith solo altri undici fedelissimi poterono testimoniare di averle viste (alcuni di questi però successivamente saranno scomunicati). Le pietre veggenti furono usate da Smith, sembra, anche in successive occasioni, per tradurre il Libro di Abramo (confluito poi in Dottrina e Alleanze) e per ulteriori rivelazioni, ma vennero man mano abbandonate fino a farne completamente a meno. Il profeta infatti nel frattempo aveva acquisito completamente il dono della profezia.
Anche altri membri della prima chiesa mormone hanno utilizzato delle pietre veggenti, ma la cosa sembra non aver apportato contributi alla dottrina. Anzi, si ricorda che le rivelazioni ricevute da Hiram Page attraverso la sua pietra nera sono state rigettate da Smith come opera del diavolo. Ma anche una rivelazione ricevuta da Smith tramite la sua pietra è stata rifiutata in quanto di origine non divina: quando Harris stava cercando di vendere parte della sua azienda agricola per finanziare il movimento, alcuni confratelli si spazientirono per il tempo che ci stava mettendo e chiesero a Smith se Dio era d’accordo con l’idea di rimediare i soldi vendendo i diritti di copyright del Libro di Mormon a Toronto, questi interrogò la pietra e concluse che Dio benediceva l’iniziativa. Il problema è che la spedizione canadese andò male, e quindi era difficile pensare che fosse stato davvero Dio a dare il suo assenso. Chiedendo nuovamente lumi alla pietra, Smith scoprì che alcuni messaggi, anziché da Dio, potevano provenire dal cuore dell’uomo o dal diavolo.

Il Libro di Mormon

L’opera di traduzione di Smith non incontrò solo favori e credito: la moglie di Harris, Lucy Harris, dubitava dell’onestà del profeta e per vincere il suo scetticismo chiese al marito di farsi dare in prestito da Smith le prime 116 pagine del Libro di Mormon (che costituitvano la traduzione di un certo Libro di Lehi). Smith acconsentì a malincuore a causa dell’insistenza di Harris, ma una volta nelle mani dei coniugi il manoscritto andò perduto. Una possibile spiegazione del fatto è che Lucy, convinta che i testi prodotti da Smith non fossero traduzioni ma creazioni estemporanee, abbia volutamente occultato il manoscritto per costringere Smith a tradurre di nuovo gli stessi passi, nella speranza di poter poi rivelare al mondo le incongruenze tra prima e seconda traduzione. Il piano però fallì, perché Smith ricevette l’ordine da Dio di non tradurre di nuovo quei passi ma di rimpiazzarli con un resoconto diverso degli stessi.
Queste 116 pagine di traduzione dunque sono andate perdute per sempre, così come le tavole con le loro iscrizioni in lingua originale, infatti queste ultime sono state restituite a Moroni a traduzione ultimata.
Di queste tavole ci sono tramandate le dimensioni, infatti nella “Storia della chiesa” (collezione di scritti di Smith e dei suoi collaboratori che all’interno della chiesa gode di un certo credito pur non appartenendo al canone) è riportato che:

Le incisioni erano scritte sulle tavole che avevano l’aspetto di oro, ogni tavola era di quindici pollici di larghezza e otto pollici di lunghezza, e spessa come comune stagno. Erano pieni di incisioni di caratteri egiziani, e legati insieme in un volume come fogli di un libro con tre anelli che attraversano il tutto. Il volume aveva all’incirca uno spessore di quindici pollici, una parte di esso era sigillato

Forse dell’oro avevano solo l’apparenza, perché un volume di queste dimensioni in oro peserebbe circa 90 kg, inoltre, stando alla testimonianza della madre, Smith non avrebbe fatto un viaggio di ritorno comodo e tranquillo: lungo il tragitto di quasi 5 km il profeta, che era anche leggermente claudicante, si sarebbe scontrato, in tre occasioni distinte, con tre banditi, avendo sempre la meglio. Ovviamente non possiamo sapere a che velocità procedesse, ma sappiamo che fece del suo meglio per sbrigarsi.

Riproduzione in piombo delle tavole consegnate da Moroni a Smith

Ma chi sono Moroni e Mormon? E cosa raccontavano queste misteriose tavole?
Il Libro di Mormon racconta di antichi Ebrei che si erano trasferiti in America molto prima di Colombo. La prima ondata migratoria riguardò Ebrei superstiti del crollo della Torre di Babele: nel continente americano prendono il nome di Giarediti e prosperano per secoli, fino a quando una nuova ondata di Ebrei, in fuga dalla Gerusalemme prossima a cadere sotto i babilonesi, interessa quelle terre. Questo nuovo gruppo, che giunge in America proprio mentre i Giarediti sono in decadenza, si divide a quel punto in due diversi popoli presto in conflitto tra loro, i Nefiti e i Lamaniti, i primi timorati di Dio e i secondi talmente sgraditi a Dio da essere condannati ad inselvatichirsi e a vedere la loro pelle divenire di un colore più scuro (i Mormoni considerarono i Lamaniti come i progenitori, non necessariamente gli unici però, degli indiani d’America, del resto lo stesso Joseph Smith al cospetto dello scheletro rinvenuto in un tumulo funerario indiano dell’Illinois ebbe una visione che gli rivelava che tali resti erano di un Lamanita di nome Zelph). Col tempo però anche i Nefiti divennero corrotti, mentre i Lamaniti dal canto loro si erano nuovamente inciviliti e avevano riacquistato un colorito della pelle più chiaro. I due popoli giungono però ad una pace di duecento anni durante la quale imparano a vivere secondo quanto trasmesso loro dalla predicazione di Gesù risorto, il quale dopo l’ascesa al cielo si era presentato tra le genti dell’America. Alla fine di questo periodo idilliaco i due popoli tornano a combattersi e i Nefiti vengono annientati dai Lamaniti. Gli annali che raccontano tutti questi avvenimenti vengono trasmessi da Mormon a suo figlio Moroni, il quale li seppellisce sotto la collina di Cumora, dove li ritroverà Joseph Smith, salvando la rivelazione a beneficio dei posteri. Di tutte queste vicende di popoli la comunità scientifica non ha trovato tracce archeologiche, linguistiche o genetiche. Non sorprenda che Moroni, presentato inizialmente come un angelo, ora si riveli un essere umano: nel mormonismo è del tutto normale che un uomo morto diventi un angelo. Una parola anche sull’idea che gli indiani d’America possano avere origini ebraiche: per quanto possa sembrarci strano, all’epoca l’idea era stata avanzata già molte volte, un esempio è costituito da “View of the Ebrews” di Ethan Smith, secondo il quale i nativi americani erano i discendenti delle dieci tribù perdute di Israele.

Il canone aperto

Come già detto, i Mormoni hanno accolto nel loro canone la Bibbia, per la precisione una versione riveduta di quella di Re Giacomo, ma allo stesso tempo sono convinti che le classi sacerdotali delle varie epoche l’abbiano rimaneggiata a loro uso e consumo, ed è per questo che il sacerdozio delle altre chiese non è da considerarsi regolare. 
In effetti si può constatare che cambiamenti sostanziali siano stati apportati proprio al Libro di Mormon:

E l’angelo mi parlò, dicendo: questi ultimi annali, che hai visto tra i Gentili, confermeranno la verità dei primi, che sono dei dodici apostoli dell’Agnello, e faranno conoscere le cose chiare e preziose che ne sono state tolte; e faranno conoscere a tutte le tribù, lingue e popoli che l’Agnello di Dio è il Padre Eterno e il Salvatore del mondo; e che tutti gli uomini debbono venire a lui, altrimenti non possono essere salvati
(1 Nefi 13:40, nell’edizione del 1830)

E l’angelo mi parlò, dicendo: questi ultimi annali, che hai visto tra i Gentili, confermeranno la verità dei primi, che sono dei dodici apostoli dell’Agnello, e faranno conoscere le cose chiare e preziose che ne sono state tolte; e faranno conoscere a tutte le tribù, lingue e popoli che l’Agnello di Dio è il figlio del Padre Eterno e il Salvatore del mondo; e che tutti gli uomini debbono venire a lui, altrimenti non possono essere salvati
(1 Nefi 13:40, nell’edizione del 1964)

Ed egli mi disse: ecco, la vergine che vedi è la madre di Dio, secondo la carne” (1 Nefi 11:18, nell’edizione del 1830)

Ed egli mi disse: ecco, la vergine che vedi è la madre del figlio di Dio, secondo la carne” (1 Nefi 11:18, come appare oggi)

E l’angelo mi disse: ecco l’Agnello di Dio, sì, proprio il Padre Eterno! Conosci tu il significato dell’albero che vide tuo padre?
(1 Nefi 11:21, versione originaria del 1830)

E l’angelo mi disse: ecco l’Agnello di Dio, sì, proprio il figlio del Padre Eterno! Conosci tu il significato dell’albero che vide tuo padre?
(1 Nefi 11:21, nella versione attuale)

E avvenne che l’angelo mi parlò di nuovo, dicendo: Guarda! E io guardai, e vidi l’Agnello di Dio che era preso dal popolo: sì, l’eterno Iddio era giudicato dal mondo; e io vidi e ne porto testimonianza” (1 Nefi 11:32, 1830)

E avvenne che l’angelo mi parlò di nuovo, dicendo: Guarda! E io guardai, e vidi l’Agnello di Dio che era preso dal popolo; sì, il figlio dell’eterno Iddio era giudicato dal mondo: e io vidi e ne porto testimonianza
(1 Nefi 11:32, oggi)

Questo confronto suggerisce il passaggio calcolato da una dottrina in cui Gesù era identificato con
Dio ad una in cui le due figure si distinguono nettamente. In effetti i mormoni ammettono la Trinità ma la interpretano in un modo molto diverso: Padre, Figlio e Spirito Santo sono assolutamente distinti e separati (i primi due hanno un corpo fisico, il terzo un corpo spirituale). Sia come sia, abbiamo una scrittura canonica che è stata cambiata in modo sostanziale con effetti sulla dottrina rilevanti. 
In effetti c’è di più: il Libro canonico “Dottrina e alleanze” inizialmente comprendeva una serie di conferenze di Joseph Smith radunate sotto il titolo “Lectures on faith”, ma questa parte del libro fu poi rimossa nel 1921. Naturalmente l’esclusione di questa parte dal canone è sempre giustificabile, e difatti normalmente la si giustifica così, sostenendo che non fosse canonica sin da principio, anche se in realtà la conferenza generale della chiesa che si occupò di definire lo status di “Dottrina e alleanze” nel 1835 aveva accettato come canonico l’intero volume senza fare distinzioni tra le conferenze e il resto. Va detto comunque che i mormoni considerano il loro canone aperto per principio, e la dottrina perennemente suscettibile di evoluzione, dunque si tratta soltanto di definire i limiti entro cui ciò può avvenire.

La cosa più strana comunque è che alcune cose riferite al re Beniamino nella prima stesura in una seconda edizione vengono riferite al re Mosia:

Ed ora Limhi fu di nuovo pieno di gioia nell’apprendere dalla bocca di Ammon che re Mosia aveva un dono da Dio, mediante il quale poteva interpretare tali incisioni, sì, ed anche Ammon si rallegrò” (Mosia 21:28 come appare oggi)

Ed ora Limhi fu di nuovo pieno di gioia nell’apprendere dalla bocca di Ammon che re Beniamino aveva un dono da Dio, mediante il quale poteva interpretare tali incisioni, sì, ed anche Ammon si rallegrò
(Stesso passo di prima, ma nella versione originaria)

E il Signore comandò al fratello di Giared di scendere dalla montagna dalla presenza del Signore, e di scrivere le cose che aveva visto, e fu proibito che giungessero ai figlioli degli uomini fino a dopo che egli fosse stato innalzato sulla croce, e per questo motivo re Mosia le trattenne, affinché non giungessero al mondo fino a dopo che Cristo si fosse mostrato al suo popolo” (Ether 4:1 come appare oggi)

E il Signore comandò al fratello di Giared di scendere dalla montagna dalla presenza del Signore, e di scrivere le cose che aveva visto, e fu proibito che giungessero ai figlioli degli uomini fino a dopo che egli fosse stato innalzato sulla croce, e per questo motivo re Beniamino le trattenne, affinché non giungessero al mondo fino a dopo che Cristo si fosse mostrato al suo popolo” (Stesso passo di prima, ma nella versione originaria)

Il Libro di Mormon contiene anche numerose citazioni bibliche, alcune esplicite ed altre no, ed è possibile dedurre che la fonte da cui attinge è la versione in inglese della Bibbia fatta realizzare da Re Giacomo perché in molti casi la coincidenza è letterale. Il Libro di Mormon riporta perfino quelle frasi in corsivo che la Bibbia di Re Giacomo aggiunge per ragioni di chiarezza ma che non sono presenti nell’originale da cui traduce. Addirittura il Libro di Mormon ripropone le stesse scelte di traduzione controverse che erano state fatte dai redattori della  Bibbia di Re Giacomo! Ecco cosa si può leggere nel Libro di Mormon:

Nondimeno l’ombra non sarà tale, quale era durante la sua oppressione, quando dapprima afflisse leggermente il paese di Zabulon e il paese di Neftali, e in seguito li afflisse più gravemente lungo la via del Mar Rosso oltre il Giordano, nella Galilea delle nazioni
(2 Nephi 19:1)

Questo passo è una citazione da Isaia:

Poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia. In passato umiliò la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti” (Isaia 8:23nella versione della CEI)

Si vede immediatamente che però ci sono due differenze: secondo Mormon la via del mare è legata ad un’afflizione maggiore, per Isaia versione CEI invece viene coperta di gloria.

Curioso anche il fatto che Isaia parli genericamente di “via del mare”, mentre Mormon specifica che la via è “del Mar Rosso” (inspiegabilmente, perché dal punto di vista geografico sembra avere poco senso). Se la seconda differenza sembra solo una precisazione aggiuntiva, la prima sembra derivare dal fatto che il passo di Mormon, basandosi su una precisa traduzione della Bibbia, ne ha ereditato alcune controverse e peculiari scelte di traduzione.
Infatti la Bibbia di Re Giacomo traduce in questo modo il passo di Isaia:

Nevertheless the dimness shall not be suc as was in her vexation, when at the first he lightly afflicted the land od Zebulun and the land of Naphtali, and afterward did more grievously afflict her by the way of the sea, beyond Jordan, in Gailee of the nations

La scelta operata nella traduzione di Re Giacomo è molto poco seguita, in effetti la stragrande maggioranza delle Bibbie in questo passo di Isaia opta per la Gloria anziché per una maggior afflizione.

Un’altra questione controversa è quella degli anacronismi:

Poiché ecco, dice il profeta, viene presto il tempo in cui Satana non avrà più potere sul cuore dei figlioli degli uomini; poiché vien presto il giorno in cui tutti i superbi e gli operatori d’iniquità saranno come stoppia; e viene il giorno in cui devono essere bruciati” (1 Nefi 22:15)

A parlare è Nefi, e il profeta citato sembra proprio essere Malachia:

Ecco infatti che sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno venendo li incendierà – dice il Signore degli eserciti – in modo da non lasciar loro né radice né germoglio
(Malachia 3:19)

Il problema è che Nefi scrive attorno al 570 a.C., mentre Malachia è un profeta post-esilico e dunque successivo  al 538 a.C.

Ma l’anacronismo più vistoso è che il seguente:

E avvenne che, mentre viaggiavamo nel deserto, trovammo che nella terra promessa c’erano bestie di ogni specie nelle foreste: sia vacche che buoi, asini e cavalli, capre e capre selvatiche e ogni sorta di animali selvatici adatti all’uso dell’uomo. E trovammo ogni sorta di minerali, sia d’oro, che d’argento, che di rame.
(1 Nefi 18:25)

In realtà animali come l’asino, la capra e il cavallo furono introdotti nel continente americano dagli europei solo dopo  il 1492. Un progenitore dell’odierno cavallo abitò in realtà il Nuovo Mondo, ma si estinse sul finire del pleistocene, e quindi Giarediti, Nefiti e Lamaniti, se consideriamo la prima migrazione avvenuta attorno al 2500 a.C., non avrebbero potuto incontrarlo. Non è tanto questa la notizia curiosa, quanto il fatto che alcuni teologi mormoni hanno tentato di superare la difficoltà legata alla presenza di cavalli sostenendo che col termine “cavallo” il Libro di Mormon intendesse in realtà indicare il tapiro!


Confronto tra un cavallo e un tapiro

I critici dei mormoni trovano anche incredibile che popoli che conoscevano e usavano spade di metallo e carri su ruote non abbiano lasciato la minima traccia di queste tecnologie nel record archeologico e nelle culture dei popoli americani. A onor del vero però va fatta una piccola precisazione per quanto riguarda la ruota. Vero che non c’è traccia di carri tra i popoli precolombiani, magari anche per mancanza di animali da traino, ma esistono piccoli animali giocattolo dell’antico Messico che sono dotati di ruote. Dunque la ruota era nota nel continente americano ed aveva trovato almeno questa applicazione.  Ora, in alcuni di questi giocattoli le ruote sono complete di segni che ricordao i raggi delle antiche ruote di legno. Potrebbe essere semplicemente una decorazione fortunata, ma in linea puramente teorica anche il tentativo di riprodurre i raggi delle ruote vere. I mormoni potrebbero indicare nelle ruote dei carri giarediti il modello a cui si ispirarono i costruttori di questi giocattoli, ma naturalmente resta il mistero della totale assenza di carri.

Giocattoli su ruote dell'antico Messico. Notare i raggi nelle ruote di quello a sinistra. Secondo il professore Lucio Russo queste ruote possono essere state il frutto dell'osservazione dei carri di antichi visitatori europei precedenti a Colombo, molto probabilmente fenici. 

Papiri egizi e divinità extraterrestri

La storia della chiesa, ufficialmente fondata nel 1830 col nome di Chiesa di Cristo, poi divenuta
Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni nel 1834 e Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli Ultimi Giorni nel 1838, nasce da questi avvenimenti eccezionali, ma quelli successivi non saranno da meno. I primi mormoni, guidati da Joseph Smith, si spostano ripetutamente da un posto all’altro, a causa delle persecuzioni di cui sono oggetto, fino ad approdare in Illinois, dove ribattezzano Nauvoo la cittadina di Commerce. In questo periodo Smith riceve diverse rivelazioni che confluiranno successivamente, insieme a quelle di altri capi mormoni, in Dottrina e alleanze.
Questa raccolta comprende un testo, il Libro di Abramo, che ha una storia molto particolare. Nel
1835 giunse presso la comunità mormone di Kirtland, Ohio, lo spettacolo itinerante di un certo Michael Chandler. Tra le attrazioni quattro mummie e dei papiri egizi. Smith mette gli occhi sui papiri e crede di riconoscere nei geroglifici che legge dei testi scritti da Abramo e da Giuseppe il patriarca, dunque la comunità fa una colletta e li acquista. Non è chiaro su cosa si basasse la credibilità di Smith come traduttore, la sua biografia fornisce più di un esempio di incompetenza nel campo. Lo scettico Henry Caswall mostrò a smith un vecchio salterio greco chiedendogli cosa fosse, questo rispose “Non è greco. Tranne, forse, un paio di parole. Questo libro è molto prezioso. È un dizionario di geroglifici egiziani”. Delle lettere maiuscole all’inizio di ogni verso disse “queste figure sono geroglifici egiziani, e quello che segue, sono l’interpretazione dei geroglifici, scritti in egiziano riformato. Questi caratteri sono come le lettere che erano incise sulle tavole d’oro”.

Il salterio mostrato da Caswall a Smith

Smith iniziò anche un lavoro di traduzione delle tavole di Kinderhook, sei oggettini di bronzo con misteriose incisioni ritrovati all’interno di un tumulo indiano. Quando Smith li aveva visti aveva subito dichiarato che i segni ivi impressi erano simili a quelli delle tavole d’oro e che il testo complessivamente narrava la storia di un antico giaredita. Morì prima di terminare la traduzione, ma tempo dopo Wilbur Fugate affermò che i manufatti erano falsi e che era stato lui a forgiarli per scherzo assieme ad altri due compagni. Dei sei pezzi originari se n’è conservato uno, e ricerche moderne hanno confermato la fattura recente.

Una tavola di Kinderhook

Tornando ai papiri acquistati da Chandler, Smith finì di tradurre il Libro di Abramo dopo circa sette anni, poi la morte gli impedì di tradurre anche quello di Giuseppe.
Il libro, ritenuto scritto di proprio pugno da Abramo, fu canonizzato all’unanimità nel 1880, ma gli originali scritti in geroglifico si persero nel 1871 nell’incendio del museo di Chicago al quale la prima moglie di Smith aveva donato i papiri. Per molto tempo, fino al 1967, l’unica testimonianza che rimase del testo originario era costituita unicamente da tre immagini ricopiate da Smith ed inserite nella traduzione che aveva fatto del Libro di Abramo. 

La prima delle tre immagini incluse nel Libro di Adamo 

Il contenuto di tale libro è sconvolgente.
Secondo il Libro di Abramo, Dio vive fisicamente in un punto dello spazio che coincide o è vicino a, il testo non è chiaro, un astro di nome Kolob, che è al vertice di una sorta di gerarchia di stelle e pianeti. Qui, quando la Terra ancora non esisteva, già vivevano degli spiriti, i quali vennero ad un certo punto coinvolti in un grande progetto: si stabilì di modellare una materia pre-esistente per creare la Terra e che tutti gli spiriti si incarnassero su di essa per poter raggiungere un superiore stato di perfezione. Due spiriti in particolare si proposero per guidare questo progetto, quando però Dio scelse uno dei due, l’altro si ribellò, tirandosi dietro molti altri spiriti. Una pluralità di dei si occupò della formazione della Terra e della creazione di Adamo ed Eva.
Il racconto, un po’ enigmatico, diviene più chiaro e ricco alla luce di altri scritti della chiesa, ma diviene se possibile ancora più sorprendente. Riassumendo, all’interno del mondo mormone esiste la credenza secondo la quale tutti i pianeti del cosmo sono governati da dei che una volta erano esseri umani. Su uno di questi pianeti un dio immortale dotato di corpo, Elohim, generò con sua moglie (o con più mogli secondo una piccola frangia di credenti) numerosi figli spirituali, proponendo poi loro di incarnarsi su un pianeta come uomini (lui stesso era stato un uomo prima di assurgere al suo attuale status divino) al fine di elevare la propria natura. Uno dei suoi figli, Lucifero, si propose alla guida del progetto, ma nella sua visione questi uomini non avrebbero dovuto avere il libero arbitrio. A lui si oppose Gesù, un altro dei figli spirituali di Elohim, che difendeva invece il libero arbitrio degli uomini. Fu lui a spuntarla, e a quel punto Lucifero si ribellò all’intero progetto assieme a un terzo dei figli spirituali di Elohim, mentre Gesù invece avviava il progetto creando la Terra (da materiale pre-esistente: nella teologia mormone non c’è creatio ex nihilo). Questi ribelli persero per sempre la possibilità di possedere un corpo, come invece sarà per tutti gli altri.
Tra i primi mormoni esisteva la credenza che Elohim stesso avesse partecipato in prima persona incarnandosi come Adamo, successivamente però si insegnò piuttosto che Adamo era l’incarnazione dell’arcangelo Michele. Per quanto riguarda Gesù, la sua incarnazione avviene più tardi. Contrariamente a quanto viene riportato in giro, non è mai stata dottrina ufficiale dei mormoni la poligamia di Gesù e il suo concepimento mediante un vero e proprio atto sessuale tra Elohim e Maria, sebbene sporadicamente qualche singolo possa aver espresso pareri simili.
Adamo nella dottrina mormone non è visto tanto quanto il trasgressore che ha nuociuto a tutta l’umanità quanto piuttosto al pioniere cui essere grati per aver permesso a tutti i figli spirituali di Dio di sperimentare la natura umana per poi trascenderla e diventare divini. L’incarnazione di Gesù era comunque necessaria a causa dei peccati degli uomini, e con la sua venuta sulla Terra è stato istituito il sacerdozio, perdutosi poco tempo dopo non si sa bene quando e ristabilito solo in tempi recenti con il suo conferimento a Joseph Smith.
Tornando ai papiri da cui Smith trasse il Libro di Abramo, gli egittologi avevano sollevato grossi dubbi già sulle immagini trascritte da Smith, sostenendo che il profeta le aveva probabilmente riportate male e sicuramente fraintese. Quando nel 1967 viene riscoperto il manoscritto, evidentemente scampato all’incendio del museo, da cui Smith aveva tratto la prima delle tre illustrazioni incluse nel Libro di Abramo, diviene subito chiaro che non si tratta di visioni ricevute da Abramo ma semplicemente di una parte di un comunissimo Libro dei morti egizio, un testo rituale che serviva ad assicurare ai defunti guida e protezione durante il loro viaggio nell’aldilà.

Il papiro da cui Smith ha tratto la prima illustrazione del Libro di Adamo, con il disegno di Smith a completamento delle parti mancanti  

Nell’illustrazione di Smith apparentemente c’è un uomo che si avvicina con una lama ad un altro che giace disteso, e Smith ha presentato la scena come l’episodio del Libro di Abramo in cui il sacerdote pagano Elkanah si accinge a sacrificare Abramo agli dei egizi. Il papiro con l’immagine originale invece manca di alcuni pezzi che corrispondono alla testa e alla presunta mano armata della figura in piedi, tuttavia gli egittologi sanno completarla perché si tratta di un’immagine ricorrente nei contesti funerari che rappresenta in realtà il dio Anubi (con la testa da sciacallo) che imbalsama il cadavere di Osiride. Un altro dettaglio che Smith non ha riportato, sempre in corrispondenza di un lembo mancante del papiro, è che Osiride morto ha un membro eretto su cui volteggia un falco: è un riferimento al prodigioso concepimento di Horus, avvenuto grazie all’unione di Iside, qui rappresentata come un falco, col defunto Osiride.
 La fonte della prima illustrazione del Libro di Adamo completata in modo corretto

Oggi riconosciamo senza problemi anche la natura delle altre due immagini, nonostante anche queste contengano errori di copiatura e completamenti arbitrari e scorretti. Una è un ipocefalo, un amuleto che veniva posto sotto la testa del defunto, il quale non contiene nulla delle cose che Smith vi legge (riferimenti a Kolob, ecc). Tra le immagini che lo compongono vale la pena fissare l’attenzione sulla rappresentazione del dio Min, riconosciuto da Smith come Dio sul suo trono. La cosa curiosa sta nel fatto che il dio Min è rappresentato, secondo una tipica consuetudine iconografica, con il pene eretto, e tuttavia nelle prime edizioni del Libro di Abramo questo dettaglio è stato abilmente censurato.

La seconda illustrazione inserita nel Libro di Adamo con evidenziato, e capovolto per una maggiore comprensione, il riquadro che mostra il dio Min itifallico

Anche la terza immagine, una volta interpretata correttamente, rivela un contenuto che nulla ha a che vedere col Libro di Abramo.  Così si espresse l’egittologo Robert Ritner:
“La traduzione senza speranza di Smith trasforma la dea Maat in un principe maschio, il proprietario del papiro in un cameriere e lo sciacallo nero Anubis in uno schiavo di colore”.

La terza illustrazione del Libro di Adamo. Non inganni il fatto che Anubi in questo caso non esibisca chiaramente le sue fattezze animali (forse a causa di danni al papiro originale che hanno compromesso la lettura e la trascrizione di alcune parti), infatti siamo sicuri che l'individuo nero sia proprio lui perché c'è scritto il suo nome (senza contare che anche in queste sembianze il dio conserva, sebbene in modo meno vistoso, le sue orecchie da sciacallo). Non dimentichiamo poi che questa è una scena tipica che ritroviamo frequentemente nel mondo egizio. 

Da dove vengono gli alieni del Libro di Abramo?

Anche chi non crede al fatto che Smith, nel tradurre questi papiri, sia stato divinamente ispirato, ha però preso in considerazione l’ipotesi che non sia stata comunque tutta farina del suo sacco, e ha cercato le possibili fonti da cui potrebbe aver attinto. Alcune notizie biografiche su Abramo potrebbero derivare da Giuseppe Flavio, le cui opere si trovavano nella biblioteca di Smith. Ci sono poi versetti che, come nel Libro di Mormon, rimandano ad altri presenti nella Bibbia di Re Giacomo. Per quanto riguarda la parte più cosmologica, “Philosophy of a future state” di Thomas Dick è stato spesso indicato come un possibile modello. In realtà tra le tesi di Smith e quelle di Dick ci sono differenze rilevanti, ma non è escluso che il secondo possa aver dato alcuni spunti al primo. Questo libro era sicuramente in possesso di Smith nel 1844 e un suo estratto era già stato pubblicato da Oliver Cowdery, presidente assistente della chiesa , nel 1836 sul “Messenger and Advocate”, un giornale mormone.  Il libro, appoggiandosi ad una fisica oggi superata, immagina un universo colmo di pianeti abitati da esseri a diverso livello di sviluppo spirituale e in costante cammino di perfezionamento, con un centro cosmico, associato da Dick al Trono di Dio, attorno al quale tutti i sistemi dell’universo sono in rivoluzione. Da questo centro dell’universo possono partire ambascerie verso le regioni più periferiche, abitate da esseri meno sviluppati spiritualmente, per “civilizzare” gli autoctoni e guidarli verso stati superiori dell’essere. Qui potrebbero risiedere temporaneamente il Redentore con il suo corpo, o Eliaed Enoch “rapiti in cielo” e in attesa di tornare sulla Terra. L’Ottocento è comunque, notoriamente, il secolo in cui prende avvio l’ossessione per la possibilità di forme di vita extraterrestri. Già lo spiritismo, per definizione, teorizza e pratica la comunicazione con esseri “di altre dimensioni”, e in questo può trovare un capostipite almeno in Emmanuel Swedenborg (XVIII secolo), e nelle sue visioni di una pluralità di inferni e paradisi molto “concreti” (con vestiti, rapporti sessuali, ecc) e abitati da angeli e demoni che altro non sarebbero che esseri umani defunti. Con la medium Helene Smith  (1861 – 1929) si inaugura una stagione dello spiritismo in cui alcune delle entità contattate sono individuate come abitanti di altri pianeti (va detto però che già Swedenborg aveva parlato di innumerevoli pianeti abitati nell’universo). La Smith per esempio raccontava che Marte fosse abitato, e diede anche un saggio di scrittura nella lingua e nell’alfabeto del luogo. 

La scrittura dei marziani così come tramandataci da Helene Smith

Era una convinta reincarnazionista e sosteneva che le anime progredissero incessantemente attraverso rinascite su diversi mondi (raccontava, per quanto la riguardava, di aver vissuto vite precedenti su Marte).  Questa teoria era verosimilmente ripresa dagli insegnamenti di Helena Blavatsky, fondatrice della Società teosofica, visto che lei stessa era una convinta teosofaLa Blavatsky, facendo violenza ad alcune dottrine tradizionali indù, aveva diffuso una sua visione spirituale del mondo che comprendeva per l’appunto la credenza in un progresso spirituale tramite reincarnazione, eventualmente sui diversi loka (luoghi) dell’induismo, interpretati spesso in Occidente come veri e propri pianeti. Significativo quello che scriveva Giuseppe Mazzini, che con la Blavatsky aveva avuto stretti contatti:

“La vita è una delle serie indefinite di esperienze educative che noi attraversiamo qui e altrove […]. Ma non sarà possibile che in altri mondi della nostra galassia, o nelle infinite altre vie dell’universo vivano esseri con le nostre forme che progrediscano continuamente per miglior ambiente fisico nelle forme corporali, nelle qualità intellettuali, morali e spirituali?

Helena Blavatsky e Giuseppe Mazzini

Secondo studiosi come Gianluca Marletta e Marco Ciardi in questa variante dello spiritismo si può ritrovare almeno una buona parte delle radici del mito contemporaneo dei visitatori extraterrestri in astronave. Del resto anche il padre di tutti i contattisti, George Adamski, nella sua truffa era stato influenzato dalla teosofia, e la creatura conosciuta e ritratta da Aleister Crowley e che rispondeva al nome di Lam presenta delle fattezze che non possono non ricordare quelle dei famosi “grigi”.

     Uno dei dischi volanti fasulli fotografati da Adamski

Lam, l'entità incontrata da Aleister Crowley, ritratta da lui stesso

Rileviamo che anche l’idea di un dio corporeo e residente in un luogo fisico è qualcosa di non unico nel panorama dell’epoca: i Testimoni di Geova, per i quali Dio ha un corpo, seppur di natura speciale, inizialmente insegnavano che la sua dimora fosse all’interno della costellazione delle Pleiadi, invece la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno metteva al centro di speculazioni simili la costellazione di Orione (mentre la sua celebre profetessa, Ellen G. White, nelle sue visioni vedeva i pianeti del sistema solare abitati da esseri più grandi e forti degli uomini perché non corrotti dal peccato, e perfino Enoch di passaggio su Saturno!).

La questione della poligamia

Nonostante la vulgata diffusa, gli appartenenti alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni oggigiorno non praticano la poligamia e, anzi, la condannano apertamente. Se avete visto dei mormoni con più mogli, come il protagonista della serie televisiva Sister Wives, dovete sapere che si tratta in realtà di aderenti a gruppi scismatici minoritari, non alla principale corrente religiosa del mormonismo.
Dunque lo stereotipo del mormone con più mogli da dove nasce?
Il fatto è che, nonostante il Libro di Mormon condanni espressamente la poligamia, Joseph Smith in seguito ad una rivelazione si sentì libero di contrarre più matrimoni e di diffondere la pratica tra gli altri leader della comunità. Smith prese più di trenta mogli, con un ampio ventaglio di età (ad esempio nel 1843 sposò sia la quattordicenne Helen Mar Kimball che la cinquantottenne Rhoda Richards). Sposò anche donne imparentate tra loro, come due sorelle o una madre con la figlia, ma soprattutto non rinunciò a stringere legami anche con donne già sposate (una era perfino incinta del figlio del suo primo marito). Una volta sposò la moglie dell’apostolo Orson Hyde mentre questi era assente perché inviato da Smith in missione in Palestina.  Non sempre le cose andavano bene in questo tipo di relazioni: anche al netto di dicerie non verificate è comunque possibile vedere che, per esempio, Emma Smith visse in modo tormentato la poligamia del marito, e in un episodio poco chiaro pare fosse riuscita a strappare a Smith una qualche misteriosa concessione mirata a sollevarla, del tutto o in parte, delle difficoltà che le provocava questa situazione. Per la precisione fu Smith a proporle una soluzione di cui sappiamo poco o nulla se non che al profeta era stato Dio stesso a comandare di fare questa misteriosa offerta alla moglie. Probabilmente si trattava semplicemente di un divorzio consensuale, anche se non mancarono insinuazioni infamanti, come quella secondo la quale Smith avrebbe offerto ad Emma di contrarre anch’essa un matrimonio in più, nello specifico col già sposato William Law. Come che stiano le cose, una nuova rivelazione, poi confluita in Dottrina e alleanze, scese giù dal cielo per correggere il vecchio ordine, impartito a quanto pare solo per mettere alla prova i due coniugi, e per intimare severamente ad Emma di accettare la poligamia del marito abbandonando ogni fantasia di evasione:

“In verità ti dico: io do un comandamento alla mia ancella Emma Smith, tua moglie, che io ti ho dato: che ella si fermi e non prenda quello che ti ho comandato di offrirle; poiché l’ho fatto, dice il Signore, per mettervi tutti alla prova come feci con Abrahamo, e per poter chiedere un’offerta dalle vostre mani, mediante alleanza e sacrificio.
E che la mia ancella Emma Smith accetti tutte quelle che sono state date al mio servitore Joseph, e che sono virtuose e pure dinanzi a me; e quelle che non sono pure, e hanno detto che erano pure, saranno distrutte, dice il Signore Iddio.
Poiché io sono il Signore tuo Dio, e dovete obbedire alla mia voce; e io darò al mio servitore Joseph di essere fatto governatore di molte cose; poiché è stato fedele su poche cose, e d’ora in avanti lo rafforzerò-
E comando alla mia ancella Emma Smith di rimanere con il mio servitore Joseph e di attaccarsi a lui e a nessun altro. Ma se non si atterrà a questo comandamento sarà distrutta, dice il Signore; poiché io sono il Signore tuo Dio, e la distruggerò se non si atterrà alla mia legge.
Ma se non si vuole attenere a questo comandamento, allora il mio servitore Joseph farà ogni cosa per lei, proprio come egli ha detto; e io lo benedirò, lo moltiplicherò e gli darò il centuplo in questo mondo, di padri, e madri, di fratelli e sorelle, di case e terre, di mogli e figli, e corone di vite eterne nei mondi eterni.
E ancora, in verità io dico: che la mia ancella perdoni al mio servitore Joseph i suoi torti; e allora le saranno perdonati i torti di lei, nei quali ella ha trasgredito contro di me; e io, il Signore tuo Dio, la benedirò, la moltiplicherò e farò gioire il suo cuore.
E ancora, io dico: che il mio servitore Joseph non dia ad altri la sua proprietà, per timore che un nemico venga e lo annienti; poiché Satana cerca di distruggere; poiché io sono il Signore tuo Dio ed egli è il mio servitore; e sì, ecco, Io sono con lui  come fui con Abrahamo tuo padre, sì, per la sua esaltazione e la sua gloria”
(Dottrina e alleanze 132:51-57)

William Law, che è stato associato a questa vicenda, poco tempo dopo i fatti fu scomunicato. È noto che sin dall’inizio non abbia mai visto di buon occhio la poligamia, e dopo la fuoriuscita dalla comunità di Smith creò un giornale locale, il “Nauvoo Expositor” da cui lanciò accuse al vetriolo contro il profeta, considerato perverso, corrotto, fraudolento e blasfemo. Uno dei cavalli di battaglia del giornale era proprio la questione della poligamia, che all’epoca non era affatto uno scherzo perché destava scandalo in molti ed era inoltre illegale, tanto che Smith, prima di rendere la dottrina sulla poligamia pubblica e consigliata, la praticò per diversi anni di nascosto. Il problema è che Smith all’epoca aveva acquisito un certo potere, era infatti il sindaco della cittadina e il generale della Nauvoo Legion, una milizia da lui fondata. Assieme al consiglio comunale dichiarò il Nauvoo Expositor un disturbo pubblico e ne ordinò la distruzione, che venne presto eseguita.

La morte del profeta, la teocrazia del Deseret e la fine della poligamia

Fu a partire da questi fatti che si innescò una spirale di disordini e violenza che culminò infine con la morte di Joseph Smith. Il punto cruciale è che Smith fu accusato di tradimento contro lo stato dell’Illinois e per questo finì in carcere in attesa di processo assieme al fratello Hyrum. Accadde però che una folla infuriata di circa duecento persone prese d’assalto la prigione per ucciderli: Smith tentò una disperata difesa sparando con una pistola che era riuscito ad introdurre di nascosto grazie a dei complici, ma riuscì solo a ferire alcuni degli aggressori, perendo infine insieme al fratello sotto i loro colpi. In seguito alla sua morte si aprì una sorta di guerra di successione e si ebbero i primi scismi nel movimento. Da segnalare quello guidato da James Strang, che tentò di farsi riconoscere come il legittimo successore di Joseph Smith attraverso una rivelazione analoga alla sua, con tanto di iscrizioni su tavole metalliche. Si tratta delle tavole di Voree, che però al contrario di quelle di Smith furono sempre visibili a tutti fino alla loro scomparsa avvenuta attorno al 1900. 

Le tavole di Voree

Dopo la morte di Smith una consistente comunità di fedeli, guidata da Brigham Young e destinata in futuro a costituire il ramo principale del mormonismo, si spostò nello Utah con l’intento di fondare uno stato teocratico chiamato Deseret (la parola giaredita per “ape mellifera”, e pare che derivi proprio da qui la presenza di un alveare sull’attuale bandiera dello Utah) ove praticare senza problemi la poligamia e l’espiazione di sangue. In questi territori si osteggiò l’attività dei vari gruppi protestanti, concedendo una certa libertà religiosa solo ai cattolici, ai quali si riconosceva il fatto di non aver mai partecipato alle persecuzioni anti-mormoni.

Il famoso alveare su uno stendardo che celebra i pionieri dello Utah (festeggiati ogni anno il 24 luglio)


L'alveare campeggia anche sul fronte e sul fianco di questo volume, il primo di una divisione in tre parti del Libro di Mormon. Le scritte "aliene" sono nell'alfabeto Deseret, un sistema di scrittura ideato per rendere al meglio la fonetica dell'inglese

La bandiera dello Utah, con l'alveare al centro

L’espiazione di sangue era una dottrina insegnata all’epoca dai capi mormoni secondo la quale alcuni peccati erano così gravi da rendere necessario, per ottenere il perdono, il ricorso alla pena di morte. Tra questi peccati figuravano il furto, l’omicidio, la fornicazione, l’adulterio, l’apostasia e l’incrocio tra razze. Dal momento che questo tipo di espiazione è stato spesso indicato come un versamento di sangue, alcuni mormoni ritennero necessario, per il perdono dei peccati, lo spargimento effettivo e letterale del sangue sul terreno, e pare che tracce di questa convinzione siano sopravvissute nella procedura con cui lo stato dello Utah fino a poco fa eseguiva le condanne a morte: al condannato si concedeva la possibilità di scegliere, accanto a opzioni più consuete e diffuse, la fucilazione, che implicava un reale versamento di sangue. Dal 2004 tuttavia la fucilazione è stata abolita, prima di questa abolizione si ricorda comunque il caso di Ronnie Lee Gardner, condannato a morte per omicidio, che nel 1985 scelse di morire sotto i colpi di un plotone di esecuzione proprio in omaggio al suo retaggio mormone. Ervil LeBaron, capo di un gruppo fondamentalista mormone che praticava la poligamia, la setta nota come Chiesa del Primogenito dell’Agnello di Dio, finì in carcere per una serie di omicidi da lui commessi. Lì scrisse il Libro delle Nuove Alleanze in cui elencava una serie di traditori che meritavano di morire e i suoi seguaci fuori eseguirono la condanna a morte di tutte queste persone giustificandola come espiazione di sangue. Fu nel 1890 che la chiesa, oramai stanca, cedette alle pressioni delle autorità e rinunciò ufficialmente alla poligamia. Nonostante ciò, fino al 1904 si registrarono ancora matrimoni plurimi, fin quando, nel 1905, la chiesa prese la decisione radicale di scomunicare tutti i poligami. E dire che Orson Hyde, uno dei primi leader della chiesa, aveva affermato che lo stesso Gesù Cristo aveva avuto figli da più mogli!
In effetti  pare che diversi dei primi capi mormoni considerassero la poligamia una dottrina scesa dal cielo e che l’accettazione della stessa era requisito fondamentale per poter sperare un giorno di diventare divinità (mentre il rifiutarla avrebbe avuto conseguenze assai sgradevoli).
Brigham Young così tuonava contro le donne che non volevano sottomettersi alla poligamia:
Se le donne non accettano i comandamenti di Dio e continuano a disprezzare l’ordine del cielo,
pregherò che una maledizione dell’Onnipotente possa stare alle loro calcagna
Una presa di posizione così forte si era rivelata necessaria perché molte donne mormoni vissero con strazio e sgomento la poligamia, e qualcuna se ne lamentò. Ad esempio Helen Mar Kimball, la giovanissima moglie del profeta, disse “Non mi sarei mai suggellata a Joseph se avessi saputo che era qualcosa di più di una cerimonia. Ero giovane e mi hanno ingannata, dicendo che la salvezza di tutta la nostra famiglia dipendeva da questo”.

Le accuse di razzismo

Se la questione della poligamia ha scosso gli animi e ha sollevato critiche e perplessità, non meno controversa è la questione del presunto razzismo interno al mormonismo.
Abbiamo già accennato al fatto che in origine l’incrocio tra razze era stato considerato come un peccato da espiare col sangue, ed è un dato di fatto che tra i primi mormoni fosse diffusa la credenza che i neri fossero discendenti di Caino, dal quale avevano ereditato il famoso marchio che altro non era che la pelle nera e il naso schiacciato:

“Vuoi che ti dica la legge di Dio per quanto riguarda la razza africana? Se l’uomo bianco che appartiene al seme scelto mescola il suo sangue con il seme di Caino, la pena, secondo la legge di
Dio, è la morte sul posto. Questo sarà sempre così
(Brigham Young, Journal of Discorses, Vol. 10)

“Penso di aver letto abbastanza per darti un idea di ciò che il negro vuole. Lui non sta cercando semplicemente l’opportunità di sedere nello stesso cafè dove siedono i bianchi. Non sta cercando di salire sullo stesso tram o sullo stesso autobus con la gente bianca. Da questa e altre interviste che ho letto sembra che il nero cerchi la fusione con la razza bianca. Non sarà soddisfatto finché non l’avrà ottenuta attraverso il matrimonio misto. Questo è il suo obiettivo e dobbiamo farci i conti. Non dobbiamo permettere che i nostri sentimenti ci sviino, né dobbiamo essere così dispiaciuti per i negri al punto da aprire le nostre braccia e accoglierli con tutto ciò che abbiamo. Ricorda il piccolo detto sul peccato: Prima ne abbiamo pietà, poi lo sopportiamo, poi lo abbracciamo
(Mark E. Peterson, Race problems – As they affect the church, Convention of Teachers of Religion on the college Level Provo, Utah)

“Vedete che ci sono alcune classi della famiglia umana che sono nere, rozze, spiacevoli, sgradevoli e basse nelle loro abitudini, selvagge e apparentemente prive di quasi tutte le benedizioni dell’intelligenza generalmente conferita all’umanità. Il primo uomo che ha commesso l’odioso crimine di uccidere uno dei suoi fratelli sarà maledetto più a lungo di tutti i figli di Adamo. Caino uccise suo fratello. Caino avrebbe potuto essere ucciso e ciò avrebbe posto fine a quella linea di esseri umani. Questo non doveva essere, e il Signore ha messo su di lui un segno, che è il naso piatto e la pelle nera. Seguite la storia dell’umanità fino al diluvio ed ecco un’altra maledizione viene pronunciata sulla stessa razza, cioè che devono essere “servi dei servi”, e così sarà, finché quella maledizione non sarà revocata; e gli abolizionisti non possono aiutarla, né alterare minimamente quel decreto. Per quanto tempo dovranno sopportare la terribile maledizione che è su di loro? Quella maledizione rimarrà su di loro, e non potranno mai detenere il sacerdozio o prendervi parte fino a quando tutti gli altri discendenti di Adamo abbiano ricevuto le promesse e goduto delle benedizioni del sacerdozio e delle sue chiavi. Fino a quando gli ultimi residui dei figli di Adamo non saranno portati in quella posizione favorevole, i figli di Caino non potranno ricevere le prime ordinanze del sacerdozio. Sono stati i primi ad essere maledetti e saranno gli ultimi da cui sarà rimossa la maledizione”
(Brigham Young, Journal of Discourses Vol. 7)

La teoria secondo la quale le fattezze e la condizione servile dei neri derivino dalla maledizione lanciata illo tempore su un loro progenitore è tipica di un certo mondo protestante che aveva tutto l’interesse a difendere lo schiavismo, la scelta era solo tra considerare come progenitore maledetto Caino o Cam. Brigham Young adotta entrambe le teorie, sostenendo quindi che i neri derivino sia da Caino che da Cam. Cam però discende da Set, il terzo figlio di Adamo ed Eva, non da Caino, e quindi bisogna supporre un incrocio delle due stirpi. E infatti questa è, per esempio, la tesi di John Taylor, che tra l’altro considera i neri immagine del diavolo, così come gli altri uomini sarebbero immagine di Dio:

“E dopo il diluvio, ci viene detto che la maledizone che era stata pronunciata su Caino è proseguita attraverso la moglie di Cam, il quale aveva sposato una moglie da quel seme. E perché sopravvissero al diluvio? Perché era necessario che il diavolo avesse una rappresentazione sulla terra così come Dio
(John Taylor, Journal of Discourses, Vol. 22)

Sul finire del secolo l’origine della razza nera viene individuata altrove, nell’esistenza spirituale che gli uomini avevano vissuto prima della creazione della Terra al cospetto di Dio padre. Moltissimi mormoni infatti si convinsero che gli spiriti che si incarnano in uomini neri sono quelli che lo meritano come punizione per non essersi schierati quando ci fu la grande disputa tra i seguaci di Gesù e quelli di Lucifero sul modo in cui attuare il progetto divino di salvezza.
Ciò che resta invariato è che ai neri era interdetto il sacerdozio, e così resterà fino al 1978, quando una nuova rivelazione scenderà finalmente ad abolire questo divieto.

L’associazione tra corruzione morale e scurirsi della pelle è comunque tipica dell’immaginario mormone, basti ricordare cosa accadde ai Lamaniti quando si allontanarono dalla retta via. Ai primordi del movimento mormone c’era addirittura chi era convinto che un’alterazione sensibile del colore della pelle potesse ancora osservarsi in concomitanza di miglioramenti o peggioramenti nella sfera dell’educazione e della morale. Ad esempio Spencer W. Kimball, colui che ricevette la rivelazione del ’78 che aprì il sacerdozio ai neri, nel ’60 era convinto che la carnagione dei bambini nativi americani accolti nella comunità mormone si fosse schiarita nel tempo:

“Il giorno dei Lamaniti è sorto. Per anni sono stati una delizia crescente, e ora stanno diventando bianchi e deliziosi, com’era stato promesso […] I bambini nel programma di collocamento nello Utah sono spesso più chiari dei loro fratelli e delle loro sorelle negli hogan della riserva.
Ad un incontro erano presenti un padre e una madre e la loro figlia sedicenne, seduta tra i genitori più scuri, ed era evidente che lei era di diverse sfumature più chiara dei genitori, nello stesso hogan, nella stessa riserva, soggetta allo stesso sole, allo stesso vento e allo stesso tempo meteorologico. C’era un dottore in una città dello Utah che per due anni ha avuto un ragazzo indiano in casa che era di qualche sfumatura più chiaro del fratellino appena arrivato nel programma dalla riserva.
Questi giovani membri della chiesa stanno diventando bianchi e deliziosi.”

In alcuni discorsi di capi mormoni poi si preannunciava lo scurimento della pelle anche a chi rifiutava la poligamia o abbandonava la fede. Secondo una storia raccontata da George Q. Cannon addirittura un uomo bianco sarebbe diventato scuro in volto dopo essere stato posseduto da uno spirito maligno. Assieme ad altri aveva liberato una donna con un esorcismo, ma la presenza inquietante non se n’era del tutto andata. I presenti seppero, tramite rivelazione, che avrebbero dovuto vegliare fino alla sua totale scomparsa, ma il malcapitato si addormentò comunque e venne attaccato dall’entità malvagia, venendone quasi soffocato.

Per quanto riguarda il presunto capostipite dei neri, Caino, si racconta che un mormone, un certo David W. Patten, ebbe l’opportunità di incontrarlo un giorno, al calar della sera:

“Mentre stavo percorrendo la strada sul mio mulo, ho notato improvvisamente un personaggio molto strano che camminava accanto a me. Camminò accanto a me per circa due miglia. La sua testa era quasi all’altezza delle mie spalle mentre sedevo in sella. Non indossava vestiti ma era ricoperto di peli. La sua pelle era molto scura

Fu l’essere stesso, a quanto pare, a presentarsi come Caino, l’uccisore di Abele.

A conclusione di questa digressione sul problema razziale nel mormonismo, va assolutamente fatto notare che, nonostante la proibizione teorica di far accedere al sacerdozio i neri, in realtà nella prima chiesa mormone ci fu qualche caso in cui persone di colore furono regolarmente ordinate, come Walker Lewis (che però fu abbastanza emarginato dai suoi confratelli quando si trasferì nello Utah) ed Elija Abel (o Able). Inoltre Joseph Smith in persona, quando si candidò alla presidenza degli Stati Uniti (una strada che la morte improvvisa gli impedì poi di percorrere fino in fondo), propose il riscatto degli schiavi neriBrigham Young fu invece colui che rese legale la schiavitù nello Utah, giustificando questo atto con l’idea che accettare i neri come propri schiavi li avrebbe aiutati ad elevarsi spiritualmente. Sosteneva che non si poteva non credere nell’istituto della schiavitù perché faceva parte del progetto divino. Per quanto riguarda la legge contro i matrimoni misti, formalmente fu abrogata nello Utah solo negli anni ’60.

Il tempio e le ordinanze

Prima che morisse Smith fece in tempo a vedere  il completamento dei lavori di costruzione del primo tempio mormone, quello di Kirtland, Ohio, dedicato nel 1836. In seguito questo tempio fu abbandonato a causa delle persecuzioni ma nel 1845 ne venne inaugurato un secondo a Nauvoo. Della costruzione originaledi Nauvoo  non resta nulla perché l’edificio fu dato alle fiamme poco tempo dopo dai persecutori, è possibile comunque ammirarne le fattezze perché fu riedificato nel 2002 riproducendo fedelmente l’aspetto di quello originario.

Il tempio di Kirtland (Ohio), il primo della storia mormone. Ma ad oggi non appartiene alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni bensì alla Comunità di Cristo, la seconda denominazione mormone per numero di aderenti


Il tempio di Nauvoo (Illinois), ricostruito identico a com'era in origine prima di essere distrutto dai persecutori dei mormoni

La prima area destinata alla costruzione di un tempio però si trova a Independence, nella contea di Jackson, Missouri: Joseph Smith la dedicò alla costruzione di un tempio che però non vide mai la luce, e secondo una rivelazione questo luogo sarebbe il centro della Nuova Gerusalemme, nota anche come Zion, ove si raccoglieranno i credenti al ritorno di CristoMolti dei primi mormoni credevano, tra l’altro, che in questo luogo fosse ubicato originariamente il giardino dell’Eden. Questo insegnamento non è mai stato ufficiale, ma in compenso Joseph Smith identificò, a seguito di una rivelazione, un altro sito nei pressi di Jameson, contea di Daviess, come il luogo ove si ritrovarono Adamo ed Eva dopo la cacciata dal paradiso terrestre (i mormoni lo chiamarono Adam-ondi-Ahman)Smith ricevette da Dio anche il progetto della pianta che avrebbe dovuto avere questa Nuova Gerusalemme, e se anche questo progetto urbanistico non si è mai concretizzato nella zona, è servito da base alla costruzione di altri insediamenti mormoni, tra cui la stessa Salt Lake City, che in qualche modo è una sorta di capitale del mondo mormone.

La pianta di Zio, come rivelata a Joseph Smith

Vari templi sparsi per il mondo. Da sinistra: Berna (svizzera), Alburqueque (Nuovo Messico), Madrid (Spagna), Washington DC, Hawaii

Per vari motivi nessun tempio fu mai edificato a Independence, in loco però è possibile trovare una chiesa appartenente ad una denominazione mormone scismatica.
Il più grande e famoso tempio mormone è naturalmente quello di Salt Lake City, nello Utah: il luogo fu dedicato da Brigham Young nel 1853 e l’edificio ultimato nel 1894, a quarant’anni dall’inizio della sua costruzione.

Il tempio di Salt Lake City

Qual è il ruolo del tempio nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni? In esso vengono celebrate le ordinanze, riti cerimoniali che con i dovuti distinguo potremmo accostare in parte ai sacramenti cattolici. La celebrazione delle ordinanze è coperta da un certo grado di riservatezza: i partecipanti non possono parlarne liberamente al di fuori del tempio e, come già detto, l’ingresso al tempio è riservato ai fedeli. Possiamo accennare brevemente alle principali ordinanze:

Battesimo 

Si esegue per immersione completa, dagli otto anni in poi. Teoricamente è valido in qualsiasi vasca piena d’acqua, ma tipicamente il fonte battesimale è poggiato su un gruppo scultoreo rappresentante dodici buoi, simbolo delle dodici tribù di Israele (l’idea è ripresa dalla Bibbia, precisamente da 2Cr 4:4). Cancella i peccati (solo quelli personali, i mormoni non credono al peccato originale) e può essere eseguito unicamente da un detentore del sacerdozio, che può essere solo un maschio che abbia compiuto almeno sedici anni.

Il tipico fonte battesimale mormone coi suoi dodici buoi

Col battesimo il fedele rinasce a nuova vita diventando discepolo di Gesù. Il battesimo è considerato necessario per raggiungere, in una prossima vita, l’esaltazione, ossia il
ricongiungimento fisico con Dio padre. La differenza più grande col battesimo delle principali chiese cristiane sta nel fatto che l’ordinanza mormone può essere impartita, per procura, anche ai defunti. Si tratta del cosiddetto battesimo dei morti, che in realtà compare nella storia del cristianesimo praticamente da subito, visto che lo menziona anche San Paolo  nella prima lettera ai Corinzi:
“Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro?”
(1 Cor 15:29)

I mormoni si appoggiano proprio a questo passo per dimostrare che il battesimo per i morti ha basi scritturali, anche se a rigore San Paolo attesta solo che la pratica al suo tempo esisteva, senza approvarla o criticarla. Il contesto in cui queste parole sono inserite è una risposta a quelli che iniziavano a dubitare della dottrina della resurrezione dei morti, la cui negazione comportava la distruzione di tutto il Vangelo, e probabilmente San Paolo stava solo facendo notare che i predicatori del battesimo per i morti andavano incontro ad una contraddizione particolarmente evidente se negavano la resurrezione.
Giovanni Crisostomo ci descrive come avveniva in concreto il battesimo dei morti tra i marcioniti:

“Quando moriva un catecumeno, nascondevano un uomo vivo sotto il letto del morto; si mettevano a parlargli e gli domandavano se fosse disposto a ricevere il battesimo. Naturalmente il morto non rispondeva, ma al suo posto rispondeva colui che stava nascosto sotto il letto. Costui veniva poi battezzato al posto del morto”

Nella concezione mormone la pratica trova la sua ragione nella convinzione che i morti conservino ancora un certo grado di libertà e possano ancora sperare di progredire spiritualmente. Un morto nell’aldilà può decidere di abbracciare la fede mormone accettando il battesimo che un vivo sta ricevendo al posto suo. Normalmente i mormoni fanno questo per amici e parenti, risalendo addirittura agli antenati più lontani che riescono a scovare attraverso ricerche genealogiche. In effetti i mormoni sono noti per dedicare molte energie a studi di questo tipo, proprio per poter battezzare più morti possibili. La chiesa mormone possiede il più grande archivio genealogico del mondo, digitalizzato e messo a disposizione di tutti sul web. Anche in Italia la chiesa si è interessata da tempo al reperimento di informazioni anagrafiche della gente, riuscendo a stipulare un’intesa con gli Archivi di stato italiani che consentirà la digitalizzazione di una mole immensa di documenti come certificati di nascita, di matrimonio e morte. Questa collaborazione tra stato e chiesa mormone ha fatto storcere il naso ad alcuni che temono che in questo progetto non  venga tutelata a dovere la privacy degli italiani.

Confermazione 

Altra ordinanza fondamentale per l’esaltazione, consiste nell’imposizione delle mani, su un iniziato che abbia già ricevuto il battesimo, da parte di un sacerdote di un rango più elevato rispetto a quello minimo sufficiente ad impartire il battesimo (il sacerdozio di Aronne). Si tratta del sacerdozio di Melchisedec, aperto solo a membri maschi che abbiano compiuto almeno diciotto anni e che siano stati ritenuti degni dai dirigenti della chiesa. L’imposizione delle mani durante la
Confermazione  trasmette il dono dello Spirito Santo all’adepto, che diventa così membro ufficiale della chiesa. Data l’imprescindibilità di questa ordinanza per poter ottenere l’esaltazione, anche in questo caso è prassi abituale impartirla ai morti tramite celebrazione per procura. Il dono dello
Spirito Santo così ricevuto apre la porta a tutti gli altri doni spirituali, tra cui il dono della profezia.

Ordinazione al sacerdozio

Cerimonia che abilita una persona a celebrare le ordinanze. Come già detto, ce ne sono di due tipi:
il sacerdozio di Aronne consente di celebrare solo alcune delle ordinanze, mentre quello di Melchisedec sotto questo punto di vista non ha limiti. A volte si parla anche di un terzo sacerdozio, quello patriarcale, ma la maggior parte delle moderne denominazioni mormoni lo considera un ufficio interno al sacerdozio di Melchisedec. Come già detto, fino al 1978 il sacerdozio era precluso, almeno teoricamente, alle persone di colore. Per quanto riguarda le donne, ne sono escluse nella principale corrente del mormonismo ma non in alcuni movimenti minoritari.

Dotazione 

Nota oggi forse più spesso come investitura, è una complessa cerimonia in cui si prendono degli impegni solenni davanti a Dio. È necessaria per poter diventare missionario a tempo pieno e per poter contrarre un matrimonio nel tempio.  Comprende una rievocazione drammatica dell’esperienza di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, una volta eseguita dal vivo da attori, oggi generalmente sostituita da un film in proiezione. Ad ogni partecipante viene assegnato un nome segreto, che sarà il nome che utilizzerà nella sua vita futura con Dio, e una parola d’ordine segreta che si renderà necessaria per superare gli angeli guardiani che dopo la morte si frapporranno tra il credente e il Padre. Durante la cerimonia gli iniziati si scambiano anche una speciale stretta di mano con Dio padre, rappresentato da una mano che sbuca da un telo. Questa stretta di mano è nota come il Sicuro Segno del Chiodo, perché l’indice va a toccare il polso della mano dell’altra persona, ad indicare il punto in cui Gesù fu trafitto dai chiodi della crocefissione. L’idea di guardiani celesti da superare per ricongiungersi con Dio è molto antica: le sette gnostiche dell’antichità spesso credevano che l’anima, per ricongiungersi al Pleroma, dovesse oltrepassare i vari cieli, ognuno presieduto da un malvagio arconte in genere superabile recitando le opportune formule. Anche il defunto nell’antico Egitto doveva utilizzare formule rituali per superare i vari ostacoli del suo viaggio ultraterreno, e si potrebbero citare molti altri esempi di concezioni di questo tipo. 

Matrimonio e suggellamento

Il matrimonio contratto all’interno del tempio, detto anche matrimonio celeste, ha effetti che durano oltre la morte. Infatti, mentre nel cristianesimo generalmente si è creduto, sulla scorta di passi come Luca 20:34-35, che il legame tra marito e moglie non dovesse durare oltre l’esistenza terrena (non a caso durante le cerimonie nuziali si dice “finché morte non vi separi”), i mormoni sono convinti che due persone sposate nel tempio restano coniugate anche nell’aldilà. E a loro sono automaticamente suggellati allo stesso modo tutti i figli nati dalla loro unione. Per figli adottivi o nati al di fuori di questa unione il suggellamento può avvenire lo stesso con un’opportuna cerimonia. In questo modo intere famiglie si ritroveranno unite come erano in vita anche dopo la morte.
Il matrimonio è essenziale per ottenere, dopo la resurrezione dalla morte, il massimo della gloria:

“Nella gloria celeste vi sono tre cieli o gradi; E allo scopo di ottenere il più alto, un uomo deve entrare in quest’ordine del sacerdozio (cioè la nuova ed eterna alleanza di matrimonio); E se non lo fa, non può ottenerlo. Può entrare nell’altro, ma questa è la fine del suo regno: non può avere progenie”
(Dottrina e alleanze 131:1-4)

I tre gradi di gloria a cui si allude sono quelli che nella dottrina mormone vengono chiamati regno celeste, regno terrestre e regno teleste. Il regno celeste è la dimora eterna con Dio Padre e Gesù, si eredita con una vita retta e ricevendo le cosiddette ordinanze di salvezza: battesimo, confermazione, dotazione, matrimonio celeste e, per gli uomini, l’ordinazione al sacerdozio di Melchisedec. Ma vi potranno accedere anche tutti quei giusti che non hanno conosciuto la vera dottrina ma l’avrebbero accettata fino in fondo se avessero avuto la possibilità, nonché i bambini morti prima di aver ricevuto il battesimo. Qui si vivrà come veri e propri dei, alla pari di Elohim, e si potranno generare figli spirituali proprio come fece lui.
Il regno terrestre è invece lo stato di chi potrà godere della presenza di Gesù ma non di Dio padre, spetta alle persone buone che però non hanno vissuto la loro fede in maniera impeccabile e a quelli che rifiutarono la vera fede in vita ma l’accettarono poi da morti .
Per quanto riguarda il regno teleste, è per tutti quelli che non accolsero la retta dottrina: questi approderanno alla gloria teleste solo dopo essere state redente da una sorta di prigione spirituale.
Ma esiste anche la possibilità di non ereditare nessuno di questi tre regni: le persone che hanno conosciuto Dio e sono stati resi partecipi del suo potere ma nonostante ciò hanno condotto un’esistenza malvagia saranno chiamati “figli di perdizione”, e abiteranno un regno che non è di gloria.
In attesa della resurrezione, in cui ad ognuno sarà ridato un corpo glorioso, i morti si trovano nel mondo degli spiriti, i buoni in un paradiso ristoratore e i cattivi in una sorta di prigione spirituale. Ognuno può continuare a progredire anche in questo stadio di esistenza, e si potrà aumentare anche la propria conoscenza. Addirittura gli abitanti del paradiso potranno recarsi nella prigione spirituale ad insegnare ai morti che la occupano

I  mormoni e la massoneria

Il fatto che le attività all’interno del tempio siano parzialmente coperte da un velo di riservatezza, il fatto che il coinvolgimento del fedele avvenga per gradi iniziatici, l’uso di abiti cerimoniali, la natura dei simboli che decorano alcuni templi e di alcuni gesti e formule rituali hanno suggerito a molti un’associazione tra mormonismo e massoneria. Qualcosa di vero e fondato sembra esserci.
Anche se non è sicuro, forse il padre di Smith era stato un massone, di sicuro lo era suo fratello
Hyrum e lo divenne anche lui nel 1842. Furono massoni prima di diventare mormoni anche Brigham Young, Heber C. Kimball, John C. Bennett. Fu proprio quest’ultimo ad introdurre Smith alla massoneria. Ad un certo punto Smith e altre personalità del movimento si ritrovano addirittura in una loggia di soli mormoni a Nauvoo. Fu dopo questa esperienza che Smith introdusse l’ordinanza della dotazione nel tempio, e in effetti è soprattutto questa cerimonia che presenta caratteristiche di probabile derivazione massonica.
Si è fatto notare spesso l’apparente paradosso tra l’appartenenza di importanti leader mormoni, fondatore della chiesa incluso, alla massoneria e l’ostilità che il Libro di Mormon apparentemente riserva alle società segrete. In realtà però le associazioni segrete contro cui si scaglia il Libro di Mormon sembrano essere solo quelle che operano iniquità e omicidi. Non che non ci fossero mormoni ostili alla massoneria accanto a quelli che invece erano addirittura iniziati, comunque Brigham Young, pur adirato coi massoni dell’Illinois che non avevano protetto Smith, restò massone per tutta la vita, come documentano le foto in cui è esibita in bella mostra la sua spilla massonica.

Brigham Young con la sua spilla massonica (il simbolo della squadra col compasso)

Il motivo per cui Smith decise di entrare nella massoneria, e di introdurvi anche altri mormoni, è che aveva constatato la solidarietà che vigeva tra i membri, e i mormoni avevano proprio bisogno di amici sempre pronti ad intervenire in loro difesa, viste le continue persecuzioni di cui erano oggetto. Il profeta rimase massone fino alla morte, anzi, si narra perfino che poco prima di essere ucciso abbia tentato di ricevere soccorso, invano evidentemente, lanciando un segnale di pericolo massonico.
I mormoni che hanno ricevuto l’investitura sono obbligati ad indossare giorno e notte un particolare indumento intimo che copre da sopra le ginocchia alle spalle (prendendo anche parte del braccio nella versione per uomini). Questo indumento è tenuto in grandissima considerazione e normalmente il fedele si impegna a non mostrarlo mai pubblicamente. Sono contemplate delle situazioni eccezionali in cui è possibile non indossarlo, ad esempio per praticare alcuni sport, ma per il resto non se ne deve fare a meno.
L’indumento ora è completamente bianco, ma originariamente recava in corrispondenza del petto due figure (inizialmente realizzate da tagli nel tessuto) che non possono non ricordare la massoneria: una squadra ed un compasso stilizzati.

L'indumento intimo che i mormoni che hanno ricevuto l'investitura devono indossare sempre, nell'aspetto che aveva nel 1879

Dicevamo che è in particolare la dotazione che presenta analogie con pratiche massoniche. Delle parole e delle strette di mano segrete abbiamo già parlato, a queste potrebbero aggiungersi altri gesti cerimoniali in uso durante la dotazione, ma l’analogia più rilevante ha a che fare con formule e gestualità che accompagnano l’impegno a non rivelare i segreti del tempio: sia nella massoneria che tra i mormoni, almeno fino al 1990, gli adepti giuravano di non proferire parola su ciò che accadeva durante la riunione sotto minaccia di morte. L’iniziato mormone invocava su di sé la morte per uccisione nel caso avesse profanato i sacri segreti, e nel farlo mimava con un gesto eloquente il taglio della propria gola. Nel 1990 questa parte del cerimoniale venne cambiata, nonostante una rivelazione consegnata a Joseph Smith avesse intimato di non alterare mai il rituale, e oggi i mormoni possono assumersi i severi impegni richiesti loro attraverso formule e gesti meno cruenti. Durante la rappresentazione teatrale che viene inscenata all’interno di questa ordinanza, l’uomo che impersona Lucifero indossa un grembiule che viene presentato come il simbolo dei sacerdozi luciferini. Quando nella rappresentazione Elohim e Geova (con questo nome i mormoni indicano Gesù nella sua esistenza pre-terrestre) iniziano ad avvicinarsi, Lucifero fa presente ad Adamo ed Eva che sono nudi, e che è bene che si coprano subito fabbricando un grembiule con foglie di fico. A questo punto dunque l’uomo che impersona Adamo invita tutti ad indossare il grembiule che hanno in dotazione. Il grembiule, com’è noto, è anche un tipico elemento della ritualità massonica.

Alcuni precetti

Buona parte delle osservanze dei mormoni che non sono state citate sono norme morali analoghe a quelle presenti nelle varie confessioni cristiane, ma ce ne sono alcune che invece non possono non essere menzionate per la loro particolarità. Innanzitutto i mormoni guardano con diffidenza a piercing e tatuaggi, considerati un’inopportuna mancanza di rispetto verso il proprio corpo. La base scritturale di questa posizione è un ben noto passo di San Paolo:
“Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi” (1 Cor 3:16-17)

Ma l’osservanza più curiosa dei mormoni è un precetto alimentare noto come “Parola di saggezza”:

“Che, se qualcuno di voi beve vino o bevande forti, ecco, ciò non è bene né appropriato agli occhi del Padre vostro, salvo quando vi riunite assieme per offrire i vostri sacramenti dinanzi a lui. Ed ecco, dovrebbe essere vino, sì, vino puro dell’uva della vite, fatto da vi stessi. E di nuovo, le bevande forti non sono per il ventre, ma per lavare il corpo. E ancora, il tabacco non è per il corpo né per il ventre, e non è buono per l’uomo, ma è un’erba per le contusioni e per tutto il bestiame ammalato, da usarsi con giudizio e abilità. E ancora, le bevande calde non sono per il corpo, ossia per il ventre” (Dottrina e alleanze 89:5-9)

Vediamo che il mormone dovrà sforzarsi di evitare l’alcool (tranne che in certe condizioni molto ristrette), il tabacco e le “bevande calde”, che altro non sono, secondo gli esegeti, che il tè e il caffè.

Questi scrupoli salutistici anticipano di qualche decennio quelli ancora più radicali degli Avventisti del Settimo Giorno, che oltre a rifiutare fumo, caffè, tè ed alcool denunciavano anche i pericoli connessi al consumo di carne. La ricerca di un regime alimentare sano, che meglio si sarebbe accordato col volere di Dio, spinse il dottor John Harvey Kellogg, convinto avventista, a propagandare un regime alimentare vegetariano e a diffondere prodotti consoni alla riforma sanitaria che aveva in mente. I famosi corn flakes, inventati da John Harvey Kellogg e successivamente prodotti a livello industriale dal fratello William, fondatore della Kellogg’s, dovevano essere un pasto vegetariano completo di tutti i nutrienti necessari, ideato per sostituire la classica colazione “uova e pancetta”. Il motivo per cui sono insipidi è che così li volle Kellogg, il quale era un fautore dell’astinenza sessuale (lui e la moglie dormivano in camere separate e i loro 42 figli erano tutti adottivi) e allo stesso tempo un seguace delle teorie di Sylvester Graham, secondo il quale l’appetito sessuale andava combattuto evitando cibi troppo dolci o piccanti. Quando Kellogg ideò i suoi cereali per la colazione aveva soprattutto l’intenzione di distogliere i giovani dall’autoerotismo, quando però un’alimentazione sana non bastava il dottore proponeva rimedi molto più drastici: la cucitura con fil di ferro del prepuzio nei maschi e l’applicazione di acido fenico sul clitoride per le femmine

Radici occulte del mormonismo

Come abbiamo già accennato trattando del Libro di Abramo, nonostante il mormonismo sia molto originale diversi studiosi hanno creduto di vedere analogie tra alcune delle sue dottrine e quelle di altri contesti religiosi. Alcuni di questi non si sono limitati a constatare eventuali somiglianze ma hanno ritenuto di poter tracciare un albero genealogico che mettesse in luce i debiti di Smith nei confronti di altri. Sorvolando su paragoni con tradizioni ermetiche, gnostiche, neoplatoniche e cabalistiche, che pure sono stati fatti, vale la pena ricordare che già nel XIX secolo alcuni nemici del mormonismo avevano insinuato che il vero ispiratore delle dottrine, nascosto dietro Joseph Smith, fosse Sidney Rigdon. Questa era anche l’opinione di René Guenon, che riteneva Smith troppo poco colto per elaborare una dottrina così complessa. Secondo alcuni l’opera occulta di Rigdon consisteva semplicemente nell’aver fatto conoscere a Smith un romanzo storico scritto da un certo Solomon Spalding: sarebbe stato questo romanzo ad ispirare i racconti storici contenuti nel Libro di Mormon.
Il problema è che, a quanto ci risulta, Smith conobbe Rigdon quando il Libro di Mormon era già stato completato, dunque la sua influenza sulla stesura di questo libro sembra un’ipotesi da rigettare, nonostante uno studio stilometrico effettuato sul Libro di Mormon da Matthew L.
Jockers, Daniela M. Witten e Craig S. Criddle, “Reassessing autorship of the Book of Mormon using Delta and Nearest Shrunken Centroid Classification”, abbia concluso che il testo attribuito integralmente a Smith è in realtà frutto dei contributi di Sidney Rigdon, Solomon Spalding e Oliver Cowdery (in effetti però il lavoro non è stato esente da critiche metodologiche).
Secondo alcuni è di rilievo la consonanza tra alcune dottrine di Smith e quelle di Swedenborg. 

Emmanuel Swedenborg

Entrambi danno un valore speciale al matrimonio, considerandolo la porta verso una gioia superiore, al punto da estenderlo all’aldilà e ai suoi abitanti (per Swedenborg i defunti saranno addirittura obbligati a contrarre matrimoni celesti per godere della gloria più grande). Entrambi poi conservano in apparenza il concetto di Trinità mutuato dalla tradizione, ma la rielaborazione a cui lo sottopongono lo trasforma radicalmente fino a renderlo irriconoscibile (per Swedenborg la credenza in una concezione tradizionale della Trinità crea addirittura grossissimi problemi all’anima del defunto). In entrambe le visioni dell’aldilà i defunti diventano angeli, hanno un corpo spirituale e svolgono in parte attività analoghe a quelle che svolgono i vivi, l’aldilà stesso è descritto spesso con immagini molto concrete. Anche i tre diversi gradi di gloria che spetta ai risorti possono essere ricollegati ai tre diversi cieli in cui abitano gli angeli, cioè gli uomini morti, nell’aldilà di Swedenborg (anche per lui prima di queste destinazioni i defunti devono soggiornare temporaneamente in un “mondo degli spiriti”). L’inferno di Swedenborg poi non è una condizione definitiva: i dannati, se vogliono, possono ancora farsi istruire dagli spiriti superiori ed essere salvati, proprio come i defunti nella prigione spirituale contemplata dai mormoni. Per finire, sia Smith che Swedenborg concepirono altri pianeti abitati, ed entrambi appartennero a logge massoniche.
Insomma, dei punti di contatto ci sono, ma per ipotizzare una connessione forse ci vuole qualcosa di più. In fondo si possono trovare affinità altrettanto marcate anche con l’Islam, religione che nessuno considererebbe fonte di ispirazione per Joseph Smith: la rivelazione giunta tramite un angelo (nel caso di Maometto era l’arcangelo Gabriele), legami nuziali anche in cielo, abolizione degli alcoolici, accuse di contraffazione della Bibbia rivolte a chi è venuto prima, poligamia praticata dal profeta e inizialmente accettata anche per gli altri. Entrambe le religioni poi si sono sforzate di costruire stati in cui la legge religiosa e quella civile coincidevano completamente, con tanto di espiazione di sangue. Molte di queste somiglianze possono ricondursi al fatto di avere entrambi alla base la Bibbia o al fatto di aver dovuto far fronte a difficoltà simili. Ad esempio era praticamente inevitabile che entrambi i profeti sostenessero la corruzione dell’originale rivelazione biblica, infatti tutt’e due ricevettero un nuovo vangelo da un angelo, cosa assai sospetta alla luce del testo biblico canonizzato dalle maggiori chiese cristiane:

“Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema!”
(Gal 1:8)

Non si può escludere dunque che anche le analogie tra Smith e Swedenborg possano essere spiegate da motivi simili, senza dover immaginare l’influenza di uno sull’altro.

Stabilito che la somiglianza non implica necessariamente una vera influenza, andiamo a vedere se c’è almeno qualche indizio di un possibile contatto tra Smith e Swedenborg. Sicuramente
Swedenborg era abbastanza noto all’epoca, anche negli ambienti che Smith può aver frequentato. Il filosofo americano Ralph Waldo Emerson, contemporaneo di Smith, arrivò a dire “Questa è l’era di Swedenborg!”
Spesso i critici del mormonismo insinuano che all’interno della famiglia Smith si coltivassero arti magiche. Al di là dell’uso delle pietre veggenti, che era tipico dell’epoca e del luogo, e di un talismano con il simbolo del pianeta Giove, che secondo alcuni fu ritrovato addosso a Smith morto ma senza prove certe, non sembra esserci nulla che leghi significativamente il profeta mormone alle pratiche magiche. 

L'amuleto di Giove che secondo alcuni appartenne a Joseph Smith

Però c’è effettivamente qualcosa di interessante tra i cimeli della famiglia di Hyrum Smith: tre pergamene con simboli magicialcuni dei quali sembrano proprio derivare dal trattato astrologico e magico “New and complete illustration of Celestial Sciences” di Ebenezer Sibly (1784), mentre altri sono riportati in The discoverie of witchcraft” di Reginald Scot (1584), opera che tratta della stregoneria da un punto di vista scettico e in polemica con la Chiesa cattolica (contiene anche una sezione dedicata al disvelamento dei trucchi magici adoperati dai ciarlatani, ed è per questo che ogni tanto è citato come il primo scritto sull’illusionismo da palcoscenico). Nel testo di Sibly per esempio c’è un amuleto chiamato Pah-li-pah che serve a proteggere i giovani dal vizio e dalla dissolutezza, e questo è uno dei simboli che appaiono su una delle pergamene di Hyrum Smith. Nello stesso testo ci sono anche altri simboli presenti nella pergamena e per di più la raffigurazione di un coltello magico, proprio come quello con sopra incisi simboli astrologici che Hyrum aveva ricevuto dal padre e che ora si trova nelle mani di un collezionista.

Una delle pergamene magiche che la famiglia di Hyrum Smith possedeva. Al centro in basso il simbolo Pah-li-pah


Il simbolo Pah-li-pah così come appare nel testo di Sibly


Ancora una pagina del testo di Sibly. Si vedono altri simboli contenuti nella pergamena del Pah-li-pah, e anche l'illustrazione di un coltello magico analogo a quello posseduto da Hyrum Smith

Ciò che ci interessa dell’opera di Sibly è che dedica molte pagine al riassunto delle dottrine di Swedenborg, e quindi potrebbe essere un tassello importante del mosaico che cerchiamo di ricostruire. Sicuramente è ancora troppo poco, ma almeno indica una possibile via da seguire per i ricercatori che vorranno andare più a fondo nella questione.

Personaggi famosi legati alla chiesa mormone

Per terminare con qualcosa di più leggero, una lista di personaggi famosi in qualche modo legati al mormonismo:

Katherine Heigl

Famosa attrice lanciata dalla serie Tv Grey’s Anatomy, nota anche per il suo attivismo nel campo della protezione degli animali. Era ancora una bambina quando la sua famiglia si convertì al mormonismo  dopo la morte del fratello in un incidente d’auto.

Katherine Heigl

Mitt Romney 

Politico repubblicano, governatore del Massachusetts dal 2003 al 2007. Candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America, perse il confronto elettorale contro Barack Obama. Appena diciottenne operò come missionario in Francia per trenta mesi rischiando anche di non tornare, visto che fu coinvolto in un grave incidente d’auto in cui morì uno dei passeggeri dell’auto in cui viaggiava.

Mitt Romney

The Osmonds

Gruppo musicale americano composto dai fratelli Osmond, originari di Salt Lake City e tutti mormoni.

The Osmonds

Brandon Flowers 

Frontman del gruppo The Killers. Convinto mormone, molto legato alla sua fede.

Brandon Flowers

Arthur Kane

Bassista delle New York Dolls, gruppo precursore del punk rock i cui membri si esibivano vestiti da donne. In un momento difficile della sua vita tentò di uccidersi gettandosi dalla finestra, ma si salvò e maturò la sua conversione durante il ricovero in ospedale.

Le New York Dolls, Arthur Kane è il primo a sinistra

Jack Dempsey

Il pugile campione del mondo dei pesi massimi dal 1919 al 1926 era un mormone.

Jack Dempsey

Stephenie Meyer

Anche l’autrice della saga di Twilight è di fede mormone. Si è spesso detto che i suoi libri sono congeniati per istruire i giovani a vivere in maniera casta i rapporti sentimentali, tuttavia lei ha negato di aver fatto coscientemente una cosa simile, limitandosi a dire che semplicemente la sua formazione, in cui la religione ha avuto un ruolo importante, influenza spontaneamente quello che scrive.

Stephenie Meyer

Christina Aguilera

I genitori erano mormoni, sposati nel tempio di Washington DC, ma poi divorziarono che lei aveva solo sette anni. Non risulta particolarmente religiosa.

Christina Aguilera

Paul Walker

La star di Fast & Furious, per una tragica ironia morto in un incidente d’auto, era di famiglia mormone anche se si presentava come un cristiano non appartenente a nessuna denominazione precisa.

Paul Walker

Arcade Fire

I fratelli Win e Will Butler, membri degli Arcade Fire, sono stati cresciuti come mormoni, anche se oggi non sono più vicini alla chiesa.

Gli Arcade Fire, i due fratelli sono al centro: Will è il terzo da sinistra, Win il quarto

Annette Haven

Attrice pornografica attiva negli anni ’70, ebbe anche qualche parte in film più mainstream. Si guadagnò la fama di femminista per aver rifiutato, in entrambi gli ambiti cinematografici, di partecipare ad un film che considerava degradanti per le donne. Naturalmente il suo lavoro l’ha condotta lontana dalle sue radici mormoni.

Annette Haven nella locandina di un suo film

Butch Cassidy

Nato come Robert LeRoy Parker, fu  uno dei più famosi criminali del far west, a capo del gruppo di banditi noto come Mucchio Selvaggio, celebrato per aver sempre fatto un ricorso estremamente ridotto alla violenza nelle loro rapine.  Dopo aver sciolto la banda fuggì in Sudamerica insieme ad un altro dei componenti, Sundance Kid, al secolo Harry Alonzo Longabaugh, ma là i due trovarono la morte in una sparatoria (a meno che non abbiano ragione quelli che sostengono che la loro morte sia stata solo inscenata per poter cominciare una nuova vita). Butch era stato cresciuto come un mormone, e anche se era diventato un delinquente conservava  forse tracce di quell’educazione ricevuta da bambino, visto che non beveva alcool e non giocava d’azzardo.

Butch Cassidy

Randy Bachman

Musicista membro dei Guess Who e dei Bachman-Turner Overdrive.  Lo stile di vita che adottò dopo la sua conversione al mormonismo fu tra gli elementi che resero sempre più difficile il proseguimento dell’avventura nei Guess Who, che infatti abbandonò nel 1970.

Randy Bachman

Mick Ronson

Cresciuto nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, se ne allontanò per divenire un chitarrista rock, noto soprattutto per le sue collaborazioni con David Bowie. Quest’ultimo gli scrisse un testo in inglese da applicare alla cover che stava realizzando di un brano di Lucio Battisti, “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…”, poi pubblicato col titolo “Music is lethal”. Rifece anche “Io me ne andrei” di Claudio Baglioni, diventata nel passaggio all’inglese “The empty bed”.  

David Bowie e, a destra, Mick Ronson

I mormoni sono stati rappresentati spesso nella cultura pop, in genere con intenti satirici. Un caso particolarmente notevole, famoso anche da noi, è quello della serie animata South Park, che riserva ai discepoli di Joseph Smith un intero episodio della settima stagione, All About Mormons.  I creatori della serie, Trey Parker e Matt Stone, in passato avevano già toccato il tema nel film satirico Orgazmo; in seguito all’episodio di South Park invece hanno dedicato a questa religione addirittura un musical di successo, The Book of Mormon. Quello che bisogna sapere è che i due hanno una certa familiarità col mondo mormone, avendo avuto compagni di scuola mormoni e avendo visitato spesso lo Utah. Parker inoltre ebbe anche una fidanzata di famiglia mormone, e molto di quell’esperienza è stato travasato nella sua satira.

La traduzione del Libro di Mormon, così come visto dagli autori di South Park

Per terminare, anche due glorie nazionali hanno incontrato i mormoni sul grande schermo: in “Lo chiamavano Trinità” Bud Spencer e Terence Hill insegnano ad una comunità di pacifici mormoni a difendersi dalle angherie dei cattivi.

Da "Lo chiamavano Trinità: Bud Spencer e Terence Hill dialogano col capo della comunità mormone e le sue figlie



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